20 anni di campionati truccati e poteri forti: la grande menzogna del calcio italiano - 20 years of rigged championships and powerful elites: the great lie of italian football

L'ex DG della Juventus, Luciano Moggi. Immagine di pubblico dominio

L'ORIGINE DI TUTTI I MALI DEL NOSTRO CALCIO |
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Anche se tutto lascerebbe pensare il contrario, questo post non sarà il solito stucchevole sfogo di un tifoso a difesa della sua squadra del cuore, volto contemporaneamente ad attaccare, a senso unico, una delle "rivali" storiche sul piano sportivo.
Al contrario, dati alla mano e armato della massima obiettività possibile, cercherò di ricostruire gli ultimi vent'anni del calcio italiano, per i quali esiste il forte sospetto di un globale indirizzamento e di risultati pilotati dall'alto. E sì, nel caso ve lo stiate chiedendo con un sorrisetto beffardo stampato in volto, mi riferisco anche alle nove stagioni in cui a trionfare fu proprio la Juventus.

L'allora designatore arbitrale, Paolo Bergamo. Lucarelli, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Ma andiamo con ordine. Nella primavera del 2006 scoppiò il cosiddetto scandalo di Calciopoli: si venne a sapere che diversi dirigenti delle squadre italiane intrattenevano rapporti non autorizzati, tramite telefonate e incontri personali, con gli allora designatori arbitrali e con altri vertici della federazione.
Al centro del mirino venne messo soprattutto il Direttore Generale della Juventus, Luciano Moggi, indicato come una specie di capo-cupola dal quale tutto era cominciato. La Juventus fu privata dei titoli sportivi conquistati sul campo e retrocessa in Serie B, altre società, come il Milan, ricevettero penalizzazioni in classifica (anche se ininfluenti) e molti dirigenti squalifiche più o meno lunghe, con quelli bianconeri addirittura radiati a vita dal calcio.
A beneficiare da questa grottesca situazione toccò all'Inter, che pur avendo concluso il campionato al terzo posto, dietro proprio a Juventus e Milan ottenne in dote lo scudetto del campionato 2005/2006. "Piaccia o non piaccia", queste le parole dell'allora Pubblico Ministero, Giuseppe Narducci, "non esistono telefonate tra i designatori arbitrali e i dirigenti nerazzurri."
E invece quelle telefonate, persino più pesanti ed esplicite di quelle attribuite a Moggi, esistevano eccome, scovate dai legali di quest'ultimo dopo un lavoro di sbobinatura di migliaia di intercettazioni.

L'allora presidente dell'Inter, Massimo Moratti. BomberTuccio, Public domain, da Wikimedia Commons
Le stesse vennero mandate all'allora procuratore federale, Stefano Palazzi, che emise una relazione piuttosto scioccante: nei comportamenti della dirigenza dell'Inter era ravvisabile un illecito sportivo, ma i nerazzurri si salvarono da un'inevitabile retrocessione per decorrenza dei termini della prescrizione.
I misfatti che si pensavano ascrivibili ad un'unica società erano invece comportamenti sdoganati e diffusi un po' ad ogni livello. Qualcuno volle incastrare Moggi e la Juventus, cambiando con un colpo di stato in salsa sportiva le gerarchie del calcio italiano ed immaginare la diretta partecipazione di chi, come l'ex presidente dell'Inter, Massimo Moratti, non vinceva null'altro che qualche trofeo estivo, sembra oggi automatico.

Andrea Agnelli, Quirinale.it, Attribution, da Wikimedia Commons
La vicenda di Calciopoli si trascinò per diversi anni, tra ricorsi, contro-ricorsi e richieste di risarcimento danni. In seguito alla sentenza del Tribunale di Napoli che, pur riconoscendo la condotta illecita di Moggi e Giraudo, non ravvisò alterazione dei risultati sportivi, nonché con la spinta derivata dalla relazione Palazzi, la Juventus passò al contrattacco chiedendo la restituzione dei titoli ed un risarcimento danni alla FIGC pari a 444 milioni di euro.
Tuttavia l'allora presidente bianconero, Andrea Agnelli, dopo mesi di battaglie a muso duro si dimostrò stranamente distensivo nei confronti della federazione, spingendo per la convocazione di un cosiddetto "Tavolo della pace", a cui presenziare insieme a Moratti, il numero uno del calcio italiano, Giancarlo Abete e il presidente del CONI, Gianni Petrucci.
Ufficialmente l'incontro si concluse con un "nulla di fatto". L'Inter non accettò di rinunciare alla prescrizione, né tantomeno allo scudetto del 2006, e dal canto loro i bianconeri confermarono l'intenzione di procedere in sede civile con l'enorme richiesta di risarcimento intentata alla FIGC.
Tuttavia, chi all'epoca si trovava ben inserito in determinate "stanze" presentò in seguito una versione alternativa di quell'incontro, che se confermata risulterebbe piuttosto sconvolgente: alla Juventus venne promessa la vittoria dei successivi dieci campionati, in cambio ovviamente della rinuncia ad ogni pretesa sul piano economico e sportivo.

Antonio Conte, campione d'Italia con la Juventus nel 2012. Clément Bucco-Lechat, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
Come andarono le cose lo sappiamo tutti: i bianconeri vinsero effettivamente i nove scudetti successivi (pare che il mancato rispetto dell'accordo sul decimo, nell'anno dell'epidemia Covid, fu ancora a causa dell'intervento di Moratti) e dopo qualche tempo annunciarono la rinuncia ad ogni azione legale nei confronti della federazione.
Soprattutto nei primi due campionati portati a casa dalla Signora in questo ciclo (negli altri il divario con gli avversari crebbe a tal punto da non renderlo necessario), si verificarono episodi arbitrali piuttosto discutibili (su tutti, il goal fantasma di Muntari, nello scontro diretto con il MIlan), che riletti dopo qualche tempo potrebbero evidentemente essere serviti ad indirizzare in un certo modo la lotta scudetto.
Insomma, un qualcosa che al momento rimane una diceria, ma che non rappresenterebbe niente di nuovo rispetto a quanto accade oggi, praticamente ogni domenica. Quello che invece è certo, in quanto certificato dalla Corte di Cassazione, Sez. III Civile, Sentenza N. 6116 del 7 marzo 2025, in merito alla richiesta di risarcimento danni presentata dalla ex società controllante del Bologna (Victoria 2000) contro la Juventus, è che Calciopoli fu una gigantesca farsa:

Image by azerbaijan_stockers on Freepik
E' bene mettere in luce che la società Victoria 2000 non si è neppure in minima parte preoccupata di confutare la ricostruzione compiuta dalla sentenza impugnata, là dove la Corte d’appello ha esaminato minuziosamente una serie di partite ed è pervenuta, con motivate argomentazioni, alla conclusione per la quale gli eventi di frode sportiva accertati non avevano determinato, in pratica, alcun significativo mutamento della classifica finale. LINK
Come sempre ribadito da ogni tribunale ordinario che ha esaminato la vicenda, anche in maniera minuziosa, seppur in presenza di diffuse condotte illecite non vi fu alcuna prova di alterazione dei risultati sportivi. Moggi, Giraudo, Facchetti, Galliani e chi più ne ha più ne metta, facevano sentire la loro voce con i designatori arbitrali allo scopo di ottenere vantaggi, ma nessuna partita venne realmente alterata da questi comportamenti.
Ciò significa che nessuno avrebbe dovuto pagare? Ovviamente no, ma a fare la fine della Juventus sarebbe dovuto toccare ad almeno metà dei club di Serie A. E con tutti quei nomi coinvolti, di certo le pene sarebbero state meno severe e la storia riscritta in maniera totalmente diversa.
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A sinistra, Adriano Galliani, AD del Milan all'epoca di Calciopoli. Save the Dream from Doha, Qatar, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
Questa gigantesca pagliacciata ci ha però portato negli ultimi vent'anni a pagare un prezzo oltremodo salato: campionati falsati se non addirittura pilotati, decadimento del calcio italiano a livello internazionale, perdita di credibilità, dimezzamento del valore dei diritti TV e azzeramento quasi totale della nazionale che, giusto per ricordarlo, nel 2006 era la più forte del mondo.
Tutto è partito da Calciopoli. Se oggi ci troviamo a nuotare nella palude maleodorante dei Gravina e dei Chinè, soggiacenti ad organi di controllo che si girano dall'altra parte per gli amici ma assalgono ferocemente tutti gli altri e assistere ad una partita di pallone ci sembra un'inutile spreco di tempo, rivolgiamo un pensiero al golpe del 2006, i cui effetti sono ancora molto lontani dall'essere cancellati.
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