La mia ricetta economica per il dopo Coronavirus
E' trascorso un mese da quando le news dei nostri telegiornali si aprirono con la notizia che il coronavirus fosse arrivato in Italia, a Codogno, colpendo un giovane di 38 anni in perfetta salute e senza alcuna malattia pregressa.
Da allora un'escalation inesorabile che ci ha portati step by step a chiudere prima le scuole e poi gli uffici, a isolare prima interi comuni, poi intere zone, poi regioni ed infine tutta l'Italia. Numerosi decreti che hanno sempre avuto come obiettivo quello di tutelare la salute pubblica, la vita umana e metterla davanti ad interessi economici pubblici e privati.
Pian piano tutta l'Europa, tutto il mondo sta affrontando le stesse problematiche.
Isolamento per tutti. Economia bloccata. Crisi sui mercati azionari. Panico generalizzato per tutti gli attori del sistema produttivo ed economico.
La recessione è certa per tutti.
La crisi inevitabile.
Domanda e offerta crollate contemporaneamente come mai accaduto prima ora.
Mentre la crisi sanitaria è ben lungi dall'essere terminata, anzi c'è chi parla di misure che saranno necessarie almeno sino all'estate in Italia e per un anno su scala globale, si accende il dibattito intorno a quali misure economiche e politiche adottare quando tutto sarà finito.
E allora quali potrebbero essere queste ricette?
Premettiamo che quello che verrà sarà un mondo necessariamente nuovo e per la prima volta L'italia e tutti i singoli stati avranno la possibilità di dettare la linea per quanto riguarda i provvedimenti nazionali e, se capaci, di essere leader europei, forse mondiali in un mondo privo di veri leader, di veri statisti.
E' una premessa importante perchè l'Italia che verrà sarà quasi solo il frutto delle nostre idee, delle idee della società e della politica.
Per la prima volta dopo decenni saremo noi artefici del nostro destino, sempre che gli aiuti e le sospensioni dei vincoli internazionali ed europei saranno davvero garantiti come promesso.
Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni ma per adesso vi dico cosa farei io.
La mia ricetta sarebbe molto molto semplice.
E' un mio pallino che porto avanti praticamente dal primo giorno in cui sono entrato a far parte del mondo del lavoro. E' da oltre 5 anni che credo che il mercato del lavoro sia folle, sia mal organizzato, sia strutturato male, abbia valori e principi fondanti sballatissimi, priorità sbagliate e sia focalizzato su un termine come "produttività" che dovrebbe essere abolito dal vocabolario.
Da 5 anni credo fermamente che la strada per abbattere le disuguaglianze, redistribuire la ricchezza, abbattere la disoccupazione e migliorare stile di vita e donare felicità alle persone sia una sola.
Riduzione dell'orario di lavoro senza diminuire l'efficienza lavorativa complessiva, aumentando il numero di occupati, senza diminuire gli stipendi.
Queste misure andrebbero accompagnate ovviamente ad altre misure che magari approfondirò in ordine sparso qui o in altri post.
Supponiamo di essere un'azienda che eroga un qualsiasi tipo di servizio ad un'altra azienda, magari una multinazionale.
Quel servizio prevede copertura 8-20 dal lunedi al venerdi.
Oggi, nella migliore delle ipotesi l'azienda fornitrice prevederà 3-4 persone sul servizio che ruoteranno per garantire presidio in ogni istante della giornata 8-20. Questo sistema ha senso in un mercato del lavoro dove, nonostante tutti i diritti e le accortezze del mondo, il tempo libero e la qualità della vita del dipendente non sono al primo posto, forse neppure al secondo, al terzo, al quarto e cosi via.
E' dunque lapalissiano pensare che un servizio del genere veda 3-4 persone lavorare 9-10 ore al giorno, magari pronte a fare qualche ora extra non retribuita per far funzionare tutto, spesso in maniera comunque raffazonata in modo che tutti siano contenti, ergo tutti possano risparmiare qualche euro da una parte e dall'altra in un circolo vizioso senza fine.
E' necessario dunque un cambio di mentalità, di paradigma, di valori su cui fondare il nostro lavoro, la nostra società. Un nuovo modello economico che metta al centro l'uomo in quanto tale, e lo faccia per davvero e non semplicemente scrivendo qualche normetta interna che permetta di avere qualche sbocco o benefit o garanzia in più che magari sottrarrà altro tempo ancora alla nostra vita.
Prendiamo sempre ad esempio quel servizio. 8-20 per 5 giorni a settimana.
Cosa ci vieterebbe di far turnare 6 persone su quel servizio. 30 ore a settimana anzichè 45.
Il risultato sarebbe stupefacente.
Serve coraggio e rigore nell'accettare che il mondo è già cambiato e noi dobbiamo provare a cambiarlo in positivo.
Ci troveremo di fronte a milioni di inoccupati. La cassa integrazione è un sollievo temporaneo ma tempo qualche mese e dovremo reimmettere nel mercato tutti questi lavoratori. Forse molte aziende falliranno, tante multinazionali ridurranno il personale, le milioni di commesse sparse sul territorio ridurranno.
Avremo una doppia esigenza: far ripartire la produzione (offerta), stimolare l'economia (domanda).
Senza gente che guadagna non c'è domanda, senza gente che abbia tempo per farlo non c'è domanda. E sono troppe le aziende, i lavori che necessitano di ripartire pompando il loro servizio.
Pensate ad una palestre che eroga anche altri servizi come corsi fitness, riabilitazioni ecc.
Da un lato in questi mesi la palestra, la singola palestra ha azzerato i propri guadagni, dall'altro istruttori e dipendenti hanno praticamente azzerato il loro stipendio essendo prevalentemente a partita iva.
Come potrebbe ripartire una palestra fra qualche mese?
"Drogando" la propria offerta, aumentando corsi fitness, aumentando le ore di lavoro di istruttori in modo da permettere loro di recuperare i mesi perduti dove hanno guadagnato zero.
Nulla sarebbe però possibile senza che gli iscritti possano permettersi da un lato di sborsare somme per l'abbonamento e dall'altra di avere tempo da impiegare per accedere ai corsi.
Facciamo un esempio:
Prendiamo una palestra che oggi abbia 5 istruttori fitness che coprano mediamente 6 corsi a settimana a testa. Per fare questo la palestra offrirà agli iscritti corsi fitness nelle fasce orarie classiche dalle 18 alle 20 e dalle 10 alle 12 di mattina con qualche eccezione.
La palestra potrebbe decidere di assumere 7 istruttori mantenendo più o meno inalterate le lezioni, aggiungendo 1-2 slot in più al giorno oppure tenere i 5 istruttori ma permettere loro di fare 10 corsi a settimana.
In ogni caso dovrà allargare le proprie finestre relative ai corsi. Ad esempio 16-20 per il turno serale. Ma questo sarebbe possibile solo se il mercato del lavoro fosse rivoluzionato come detto all'esempio precedente. Ricordate? Questo sarebbe possibile solo se la palestra potesse contare statisticamente su un elevato numero di persone con un reddito disposte ad iscriversi in palestra e possibilitate a recarsi in palestra alle 16 ad esempio. Ad oggi questo non sarebbe possibile in quanto mediamente tutti lavoriamo 8-10 ore al giorno in finestre standard 9-18. Ergo, oggi una palestra fissa il primo turno di lezioni alle 18 perchè sa che prima delle 18 molte persone sarebbero impossibilitate a raggiungere la struttura, perchè al lavoro.
Ma se domani i nostri turni di lavoro fossero rivoluzionati?
6 ore di media senza perdita di un solo centesimo sullo stipendio (o al massimo con una minima riduzione percentuale in base al reddito) con turni 8-14 o 10-16 o magari serali 14-20?
Le palestre e tantissime altre strutture beneficerebbero di una platea sempre più ampia e sempre più "spalmabile". Il risultato?
Più iscritti, più iniziative e anche più dipendenti da assumere per far fronte alla domanda.
L'economia circolerebbe. Ci sarebbero meno disoccupati. Tutti avremmo più tempo da dedicare a noi stessi. Lo useremmo per spendere, per formarci, per divertirci, per stare a casa. In ogni caso consumeremmo di più che sia per un libro che avremmo il tempo di leggere o per un viaggio che avremmo il tempo di fare o per le cose più inutili e disparate. Avremmo il tempo e avremmo un reddito.
Facile no?
E allora perchè non farlo?
Perchè non proporlo?

