Identità Nomade - Le Donne nei racconti di Ahdaf Soueif
IL CONCETTO DI IDENTITÀ PER OPPOSIZIONE
Quando pensiamo, lo facciamo in prima persona.
Io, che penso a me stessa inserita in contesti di volta in volta diversi.
Un’identità che spesso è collettiva, un noi.
Che per definizione si deve quindi “opporre” ad altro, a un “altro”.
Agli “altri”.
Leggendo un articolo su “Internazionale” stamattina, ho ripensato a questo tema filosofico/antropologico/scientifico sviscerato, analizzato e interiorizzato in tanti anni di studi letterari e umanistici.
L’argomento principale dell’articolo era la contrapposizione insita che nella mente umana si crea nei confronti del diverso.
Si parla delle motivazioni scientifiche che spingono le persone a odiare il diverso, a diffidare dallo sconosciuto, ad aver paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce.
Contrapponendoci a un altro, definiamo noi stessi. Diventiamo consapevoli della nostra identità.
Quando si inizia a spostarsi, a dislocarsi, a vivere in posti diversi nel corso della vita, quando si diventa un soggetto nomade, la questione si complica, diventa più intricata.
L’identità plurima e dislocata del soggetto nomade a cavallo tra culture diverse rientra nella più ampia definizione di multiculturalismo, quell’incrocio tra molteplici culture all’interno di uno stesso contesto, di uno stesso luogo e di uno stesso soggetto.
La definizione di identità è di per sé problematica. Oltre a costituirsi per opposizione, come ricorda Edward Said in Culture and Imperialism, identificarsi in un determinato contesto, in un determinato paese, in una determinata cultura non è mai un processo semplice e lineare:
“Si formano identità culturali intese non come essenze date (nonostante parte del loro perduto fascino sia che esse sembrino e siano considerate tali), ma come insiemi contrappuntistici, poiché si dà il caso che nessuna identità potrà mai esistere per se stessa e senza una serie di opposti, negazioni e opposizioni”.
(Said, E. W., Culture and Imperialism)
Questo perché l’identità non è mai univoca, ma sempre molteplice. Nel momento in cui ci si definisce “italiano”, “egiziano”, “inglese”, in realtà a cosa ci si sta rifacendo?
Qual è il punto di riferimento in base al quale plasmiamo noi stessi?
Raccontare la propria identità in riferimento a uno Stato nazione vuol dire rifarsi a una serie di stereotipi poiché, nella realtà delle cose, ogni identità nazionale è stata formata, plasmata, costruita dall’insieme di diverse popolazioni che la storia, la geografia, il nomadismo ha fatto incontrare nel corso dei secoli.
Nel momento in cui l’identità diventa migrante come quella di tante persone e tanti soggetti della storia delle migrazioni extra europee e postcoloniali, l’appartenenza a particolari tratti canonici assegnati a una determinata identità culturale viene messa in prospettiva, analizzata e decostruita sulla base delle nuove esperienze e delle nuove identità con cui il soggetto entra in contatto.
Si formano le cosiddette displaced identities, le identità dislocate dei soggetti in transito, che si spostano e vivono in luoghi altri e altrui, o semplicemente vivono in maniera anticonvenzionale, e per questo dislocata, i luoghi propri.
In un’ottica femminista la donna è incarnazione del soggetto nomade per eccellenza, è il luogo di un insieme di esperienze molteplici, complesse e contraddittorie. Riprendendo il concetto di identità che si forma per opposizione a un altro, la donna nelle formazioni culturali sia occidentali che orientali rappresenta l’altro a cui contrapporsi per antonomasia. La donna è ciò che l’uomo non è, e non essendo, per secoli non ha avuto voce in capitolo nella storia scritta dalla cultura maschile. Il movimento femminista così come si è costituito dalla fine dell’800, rivendica l’essere del soggetto femminile; non un semplice contrario, un doppio negativo del maschile, dell’uomo, ma un soggetto complesso, articolato, contraddittorio e, in quanto tale, nomade.
LE DISPLACED IDENTITIES DELL’AUTRICE EGIZIANA AHDAF SOUEIF
Questa complessità si può percepire chiaramente nei testi di una delle scrittrici che preferisco, che mi è entrata dentro aprendomi le porte di un mondo sconosciuto e inedito.
È Ahdaf Soueif, una scrittrice egiziana nata nel 1950, che vive oggi a metà tra Egitto e Inghilterra.
Aisha, Mandy, Asya, e tutte le figure femminili che si incontrano nelle opere di Ahdaf Soueif, sono donne con una personalità forte, definita e sfaccettata, anche per via dei diversi modi di pensare che le protagoniste hanno avuto modo di incontrare nel corso della loro vita. Le loro identità sono diventate luoghi di incontro, di scambio, di passaggio tra diverse correnti culturali, permettendo loro di coltivare un pensiero nomade.
Ritrovarsi a metà strada tra due culture, tra due lingue, tra due vite, in un continuo processo di traduzione e ritraduzione di se stessi e della propria identità si avvicina a ciò che Antoine Berman chiamava l’albergo nella lontananza, quell’albergare nella lingua dell’altro, quel ritrovarsi a vivere in una cultura diversa dalla propria e cercare di far rivivere le suggestioni e le immagini di quel sistema culturale in un mondo nuovo, il proprio.
In questo melting pot chi si trova al crocevia diviene come un filtro che permette a due o più realtà linguistiche, culturali e sociali di mescolarsi e influenzarsi vicendevolmente, in modo che l’una passi attraverso l’altra.
Questo filtro ha il compito di mediare, di trasportare, di tradurre in un determinato contesto socioculturale la cultura altra utilizzando la lingua del luogo per mostrare l’invisibile (l’altra lingua che rappresenta un’altra realtà) rendendolo visibile, riuscendo a restituire voce a chi è stato ammutolito.
MEZZATERRA
Questo terreno comune, questa zona fertile alimentata da stimoli diversi e molteplici, viene chiamato da Ahdaf Soueif mezzaterra.
Il termine Mezzaterra indica uno spazio teorico dove le culture e le idee si incontrano e si sovrappongono, un luogo abitato da persone che riconoscono di condividere tra loro umanità e unità di coscienza. Soueif associa questo spazio comune innanzitutto con la città del Cairo degli anni Sessanta, in cui lei è cresciuta. Per lei quest’epoca rappresenta un momento in cui la rivolta del suo popolo contro la dominazione politica britannica non escludeva in alcun modo l’ammirazione per i successi scientifici e culturali dell’Occidente, né tantomeno l’adozione e l’utilizzo dei progressi occidentali.
Mezzaterra is a fertile land, an area of overlap, where one culture shaded into the other, where echoes and reflections added depth and perspective, where differences were interesting rather than threatening, because they were foregrounded against a backdrop of affinities.
Mezzaterra è una terra fertile, un’area di sovrapposizioni, dove una cultura si adombrava nell’altra, dove gli echi e i riflessi apportavano profondità e prospettiva, dove le differenze erano interessanti e non minacciose, perché risaltavano contro uno sfondo di affinità.
A.Soueif, Mezzaterra
Questo luogo di ricchezza interculturale costituisce la base creativa della produzione artistica e giornalistica di Ahdaf Soueif.
Da questo luogo provengono i protagonisti (o meglio le protagoniste) delle sue short stories e dei suoi romanzi, che rappresentano questo melting pot nella narrazione delle proprie storie.
Soueif è costantemente alla ricerca di un tentativo di sintesi tra le diverse identità che lei, in prima persona, ha sperimentato nel corso della sua vita, immersa fino in fondo nella realtà egiziana quanto in quella inglese, dalle quali cerca di trarre il meglio, senza rinnegare né sminuire nessuna delle due.
.jpg)




done upvote me
https://steemit.com/photography/@schatengarg/i-ll-make-ur-pic-look-very-unique
Molto bello. Interessante.
Grazie, ne consiglio la lettura, anche se in italiano non è stato ancora tradotto molto :)
This post has been ranked within the top 50 most undervalued posts in the second half of Dec 07. We estimate that this post is undervalued by $25.29 as compared to a scenario in which every voter had an equal say.
See the full rankings and details in The Daily Tribune: Dec 07 - Part II. You can also read about some of our methodology, data analysis and technical details in our initial post.
If you are the author and would prefer not to receive these comments, simply reply "Stop" to this comment.