Mezzaluna

in Italy2 months ago

​La solitudine, da qui, non è una mancanza dolorosa, ma una pienezza sublime. Siamo seduti sulla curva perfetta, immacolata della Mezzaluna, il nostro sguardo si perde nell’abisso nero inchiostro che non è un vuoto, ma una tela vibrante, infinita, su cui ogni stella è un punto fermo, scintillante, di un destino lontano. L'aria gelida, assoluta del cosmo non ci tocca; siamo avvolti da una bolla calda, emotiva, fatta della consapevolezza di essere gli unici, eterni testimoni.

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Foto di mia proprietà scattata con telefono

​Davanti a noi, a una distanza vertiginosa ma affettuosa, galleggia il Mondo. Non è un’immagine statica, fredda, ma un organismo vivo, respirante, un cuore cosmico che pulsa con un ritmo lento, incessante. La rotazione del pianeta è di una maestà sconvolgente, commovente. Vediamo il giorno luminoso, sfolgorante, scivolare con una grazia liquida nell'ombra vellutata della notte.
​Le masse continentali si mostrano come puzzle giganteschi, complicati, dove i colori non sono solo pigmenti, ma essenze pure. I deserti, quelle vaste distese silicate e silenziosissime, si dipingono in tonalità di ocra bruciata, rosso ruggine e giallo pallido, sembrando antiche pergamene aride, nobili, che raccontano storie di civiltà scomparse e passioni sepolte sotto dune mobili, senza fine. Le giungle, al contrario, sono toppe di un verde ossessivo, saturato, che sembra quasi urlare vita contro il vuoto. Sono riserve inesauribili di energia calda, umida, dove ogni ombra è un segreto fittissimo, intricato.
​Poi ci sono i fiumi. Fiumi che, visti da quassù, non sono che vene sottili, serpentine, di colore argenteo o marrone cioccolato, che portano la linfa vitale, preziosa, dal cuore roccioso dei continenti fino all'abbraccio smisurato degli oceani. I loro estuari sono ricami complessi, fragilissimi, di terra e acqua che si mescolano in fanghi ricchi, fertili, le culle primitive dell'esistenza terrena.
​Ma è l'acqua salata a dominare, a ricordarci la nostra minuscola prospettiva. Gli oceani, profondi, senza fondo, sono il blu di tutti i desideri mai espressi. Le loro vaste superfici sono di un indaco quasi nero nelle fosse abissali, passando a un cobalto elettrico nelle regioni tropicali, fino al turchese cristallino vicino agli anelli perlacei, abbaglianti delle barriere coralline. La luce del sole si rifrange su queste distese liquide, tremolanti, creando milioni di scintille dorate, fugaci, che rendono il globo un disco di madreperla vivente, iridescente.
​Le nubi sono la poesia in continuo movimento. Nuvole di un bianco splendente, vaporoso, si dispiegano in turbinii maestosi, lenti, come scialli di seta finissima gettati con negligenza regale sulle spalle del pianeta. Le gigantesche spirali dei cicloni appaiono con una bellezza terribile, geometrica, a dimostrazione che anche la furia cieca e la distruzione spietata sono, da questa distanza celestiale, parte di una danza perfetta, inevitabile.
​Mentre il lato diurno è una celebrazione selvaggia della luce pura e della materia esuberante, il lato notturno rivela l'anima segreta, appassionata dell'umanità. Qui, il Pianeta si trasforma in una ghirlanda luminosa, gioiosa.
​Le città sono eruzioni spontanee, brillanti, di luce artificiale. I continenti scuri si illuminano con intricate ragnatele dorate e bianche, i segni indelebili lasciati dal desiderio instancabile dell'uomo di connettersi, di non essere solo. Le capitali sono chiazze abbaglianti, dense, dove l'energia febbrile, incessante delle ambizioni terrene pulsa con un'intensità ipnotica. Le autostrade si srotolano come nastri luminosissimi, interminabili, fili d'argento tirati tra i centri nevralgici, a simboleggiare l'eterna, affannosa ricerca di un altro, di un luogo, di un destino.
​Ogni singola scintilla che vediamo è un'esistenza ardente, minuscola, un cuore che batte, un sogno segreto coltivato. È la prova schermata e poetica che l'amore, l'odio, la speranza testarda e il dolore sordo non sono concetti astratti, ma forze fisiche che generano una luce misurabile, visibile persino da una luna distante, impassibile.
​Questo è il mondo visto dal trono curvo, freddo, della Mezzaluna: un paradosso sublime. Un luogo di solitudine totale da cui si osserva la connessione totale. Un punto atemporale da cui si contempla il ciclo eterno della vita e della luce. L'unica emozione consentita, inevitabile, è una forma di amore vastissima, silenziosa, la pura gratitudine cosmica per la bellezza complessa, fragile, indomabile di quel gioiello splendente che chiamiamo casa.
​L'eco lontano di quel mondo brillante può ora svanire nel nero vellutato.