Arbitri eliminati

Immagine realizzata con Leonardo.ai
L'introduzione del VAR all'interno del mondo del calcio doveva servire, nelle intenzioni di chi amministra il gioco, a ridurre le polemiche a zero, consegnando ai direttori di gara uno strumento in grado trasformare le decisioni di campo da soggettive a quanto più oggettive possibili.
"Nessuno potrà più favorire una squadra piuttosto che un'altra", ripetevano a pappagallo i sostenitori della cosiddetta "Moviola in campo", assieme all'altro evergreen della "sudditanza piscologica" nei confronti dei grandi club, che sembrava destinata a scomparire.
Tuttavia, dopo quasi un decennio di utilizzo, si è scoperto che non solo il VAR non è riuscito ad annullare le polemiche arbitrali, ma le ha addirittura aumentate. Ogni settimana, su pressoché tutti i campi della Serie A e delle serie minori, si registrano lamentele e accuse da parte di questo o quell'allenatore.

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Non importa che il motivo della protesta sia un cartellino dato o non dato, un goal annullato, un fuorigioco millimetrico, un fallo sfuggito all'occhio delle telecamere o un qualsivoglia altro caso discutibile: nessuno è contento del VAR, del suo protocollo, dell'applicazione pratica e di chi lo gestisce.
In altre parole, l'esperimento (all'inizio ce lo avevano venduto così) può tranquillamente considerarsi fallito. Ed in effetti, al di là della Goal Line technology, sistema tuttavia che vive di vita propria al di fuori dell'occhio elettronico, il sistema ha dimostrato di possedere delle falle enormi.
Le peggiori "bestialità" arbitrali si sono viste proprio negli ultimi anni, quando gli arbitri hanno delegato buona parte della propria autonomia decisionale agli occhi dei colleghi davanti alla TV. E così sono stati annullati goal per fuorigioco di un lembo di maglietta o di un tacchetto dello scarpino, quando non addirittura a causa di difensori spariti dalle inquadrature.

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I calciatori hanno imparato che il fallo "da campo", in cui l'arbitro valuta direttamente l'intensità del contatto, è stato sostituito dal fallo da VAR, dove ogni "sfioro" sull'avversario, visto al rallentatore, può diventare un fallo cruento, soprattutto se arricchito dalla classica sceneggiata di chi ha imparato a rotolarsi per terra.
Un po' tutte le squadre hanno iniziato ad inserire all'interno delle proprie tattiche di gioco la "rotolata strategica", la sceneggiata da fare a favor di telecamera al minimo contatto di un'occasione avversaria potenzialmente pericolosa, in modo da potersi appigliare ad un presunto fallo in caso di goal subito.
Esultare in occasione delle reti segnate ormai è diventato rischioso, vista l'alta possibilità di revisione al VAR, che sia per un contatto avvenuto trenta secondi prima, per un fuorigioco di uno dei laccetti delle scarpe o per un accidentale tocco di mano, ininfluente di fatto per l'azione.

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E allora ecco la domanda: a cosa servono davvero gli arbitri in campo, se poi le decisioni vengono prese soprattutto da chi sta davanti al monitor? La rivoluzione che spero di vedere a breve è la seguente: via tutti gli arbitri, via i guardalinee, il quarto uomo e il VAR e decisioni affidate unicamente ad una IA, collegata con tutte le telecamere che riprendono la partita.
Se dobbiamo eliminare le capacità decisionali umane, tanto vale farlo come si deve.
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Il VAR doveva chiarire tutto, invece ha reso il calcio ancora più stressante. Ogni gol ormai lo festeggia metà, sapendo che può essere annullato per un dettaglio invisibile. Forse il problema non è la VAR in se, ma come viene usata