I treni, un mondo a parte - Trains, a world apart [MULTILANGUAGE]

Immagine di frimufilms su Freepik

SPOSTARSI E' SEMPRE PIU' AVVENTUROSO |
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Dopo aver vissuto da lavoratore pendolare per una quindicina d'anni, mi è capitato nell'ultimo periodo di tornare a servirmi del trasporto su rotaie in più di una circostanza, interrompendo un digiuno che durava ormai da quando ho abbandonato il vecchio lavoro, poco prima dell'era Covid.
Molti mezzi si sono ammodernati: i vagoni sono nuovi di zecca, le prese per ricaricare il telefono adesso funzionano anche sui regionali, seppur con velocità infime e quasi tutti i sedili sembrano decisamente più comodi e facili da pulire rispetto a quelli in tessuto di una volta.
La prima cosa che mi ha colpito è la scomparsa quasi definitiva dei "controllori", che resistono ormai praticamente solo sui Frecciarossa. Nei viaggi compiuti verso Milano e verso la Liguria (in totale, tra andata e ritorno, abbiamo cambiato circa una decina di treni) solo una volta ci hanno controllato il biglietto e fondamentalmente perché glielo abbiamo chiesto noi, segnalando un problema sulla App.
In realtà il capotreno è sempre stato presente, passando avanti e indietro tra i vagoni, ma non si è mai soffermato a verificare i titoli di viaggio. Un amico che ha lavorato per anni nelle ferrovie mi ha spiegato, tempo fa, che in realtà al capotreno non toccherebbe il compito di verifica dei biglietti, riservato ad un apposito addetto. Tuttavia, causa sottonumero di personale, questa figura esiste sempre più raramente.
Di conseguenza, nei momenti in cui presta il servizio di verifica, il capotreno svolge un compito di "volontariato" nei confronti dell'azienda. Cosa che però ormai avviene sempre di meno, soprattutto a causa dell'aumento dei rischi corsi dal personale delle ferrovie nei confronti di viaggiatori, diventati piuttosto aggressivi.
Si è innescato infatti una specie di circolo vizioso nel quale sono sempre di più quelli che, capita l'antifona, decidono di rischiare e di viaggiare senza acquistare il biglietto, ma che di conseguenza, una volta presi in castagna, le provano tutte pur di sfuggire ai controlli, comprese purtroppo le maniere forti.
Una cosa che invece è rimasta pressoché invariata, tanto da venire ormai considerata normale, sono i continui ritardi. Non esiste, o forse non è mai esistito (tranne quando "c'era lui", secondo un detto caro a molti nostalgici del ventennio) un treno che riesca ad arrivare puntuale, secondo l'orario affisso sul cartellone.
Nel viaggio intrapreso per motivi familiari lo scorso inverno verso il sud della Penisola, a bordo di un Frecciarossa, ho perso la coincidenza a causa dell'oltre mezz'ora di ritardo portata dal treno veloce, giungendo alla metà esattamente un'ora dopo.
E se anche quello che dovrebbe rappresentare il fiore all'occhiello delle ferrovie italiane non riesce a rispettare la sua tabella di marcia, figuriamoci i convogli regionali. All'andata del viaggio verso la Liguria, causa maltempo, i ritardi accumulati lungo la tratta ci hanno fatti giungere a destinazione con mezz'ora di ritardo.
Peggio ancora al ritorno, quando un collegamento è proprio saltato del tutto ed è stato sostituito da navette pullman. Che però hanno scelto di partire con orari tutti loro, costringendoci a compiere un percorso del tutto creativo tra Savona, Tortona e Alessandria per tornare a casa.
Il tragitto tra Pietra Ligure e il nostro paesello, poco più di 150 Km, ha così richiesto circa sei ore, ad una media stratosferica di 25 Km/h. E, da quel che ne so, chi ha scelto di spostarsi in macchina non ha riscosso certo miglior fortuna, tra strade chiuse per frane e immancabili code autostradali.
Ci sarebbe da parlare delle persone incrociate e delle divertenti situazioni alle quali abbiamo assistito, ma questa è un'altra storia, della quale parleremo nei prossimi giorni.
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