Il mondo dei lacchè

in Italy8 hours ago (edited)

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Foto di Jonas Hasselqvist da Pixabay

🚨 Quanto emerso negli ultimi tempi a carico dell'Inter ha suscitato un'ondata di sdegno parziale, non così grande come sarebbe stato lecito aspettarsi e soprattutto confinata ad alcune tifoserie. In particolar modo, le piazze di Napoli e Roma sembrano indifferenti alla vicenda di "Arbitropoli", sebbene, soprattutto i partenopei, ne siano stati attori diretti durante i duelli scudetto con i nerazzurri. La vera domanda è: perché?


La risposta al quesito posto nel teaser iniziale non è facile, ma alcuni indizi potrebbero aiutarci ad unire i puntini in maniera piuttosto interessante. La procura di Bari ha recentemente iscritto nel registro degli indagati Luigi De Laurentiis, presidente del Bari, e il padre Aurelio, proprietario del Napoli e della stessa società pugliese attraverso la Filmauro.

Il re dei cinepanettoni e il suo discendente sono sospettati di false comunicazioni sociali, ovvero l'aver fornito bilanci non veritieri o incompleti riguardo alla situazione economica del Bari, ma anche e soprattutto di bancarotta fraudolenta, tramite operazioni in perdita compiute scientemente per indebolire il patrimonio della società pugliese.

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Aurelio De Laurentiis, Quirinale.it, Attribution, da Wikimedia Commons

Secondo la procura locale, il Bari avrebbe accumulato, tra il 2019 e il 2025, perdite per oltre trenta milioni di euro, senza che dall'altra parte venissero attuate le logiche operazioni di risanamento. In altre parole, si tratterebbe di un indebolimento finanziario messo in atto in maniera consapevole, al fine di beneficiare un soggetto terzo.

E chi sarebbe questo soggetto terzo? Sono certo che i più attenti tra di voi ci siano già arrivati, ma per chi non fosse troppo avvezzo alle vicende del calcio tricolore, la risposta è la seguente: ovviamente il Napoli, l'altra società del gruppo Filmauro.

L'acquisto del Bari serviva quindi al presidente partenopeo come fondo di garanzia finanziario per il suo asset principale? I sospetti della procura parrebbero avvalorare questa tesi e la pistola fumante sta nella vicenda che ha riguardato il portiere Elia Caprile, acquistato dai pugliesi nel 2022 dal Leeds per 1,8 milioni di euro.

Com'è ormai prassi di quasi tutti i club che vendono giovani calciatori, nel contratto gli inglesi fanno inserire a loro favore una percentuale di futura rivendita. E' una specie di piccola assicurazione che le società inseriscono in previsione di un'eventuale esplosione del calciatore ceduto e Caprile, effettivamente, disputa una grande stagione da titolare in Serie B tra le fila dei galletti.

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Lo stadio San Nicola di Bari. Cianciola Fabio, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il valore del suo cartellino, come logica, si sarebbe dovuto impennare di almeno quattro o cinque volte, ma a sorpresa il Bari lo cede dopo l'ottima stagione disputata per appena 2,2 milioni di euro, per di più senza inserire al suo interno alcuna percentuale di futura rivendita.

Un'operazione sciagurata, quasi in perdita, che ha un unico beneficiario... Il Napoli! Il calciatore, diventato di proprietà dei partenopei, viene inizialmente prestato all'Empoli e poi venduto al Cagliari per una cifra vicina agli 8 milioni di euro. Una plusvalenza pulita, perfetta (che naturalmente, a differenza di quelle contestate alla Juventus, non ha allertato il procuratore sportivo Chiné), sottratta interamente alle casse del Bari.

Ma di operazioni simili tra le due società, anche se meno clamorose, se ne conterebbero diverse. Come appena accennato, da un punto di vista sportivo, in maniera piuttosto curiosa, dalla procura federale non è stata aperta alcuna indagine, così come a suo tempo avvenne per il caso Oshimen e i quattro giocatori ceduti al Lille, ma mai nemmeno sbarcati in Francia.

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Victor Osimhen, comprato dal Napoli per 70 milioni con l'inserimento in contropartita di quattro calciatori dilettanti, valutati 5 milioni l'uno. Calciatori che non hanno mai nemmeno raggiunto Lille.

Perché quindi De Laurentiis, solito fare la voce grossa nei confronti delle ingiustizie e soprattutto della Juventus, accusata di ogni furto e ruberia senza mezzi termini, tace ora che determinati sospetti coinvolgono in maniera piuttosto compromettente un'altra società, diretta rivale per lo scudetto?

Il quadro inizia ad assumere contorni un po' più chiari e quanto segue è un'interpretazione personale, certo, ma con buona probabilità di corrispondere alla verità: sparare a zero contro la Juventus non espone ad alcun rischio. Anzi, raccoglie sempre il consenso di almeno metà dei tifosi italiani, solito a ragionare per una sorta di odio sportivo cieco e precostituito più che a seguito di un'attenta analisi dei fatti.

Fare lo stesso coinvolgendo l'Inter, il fulcro di una rete di potere estesa non solo al calcio italiano, ma anche alle istituzioni e alla malavita, comporterebbe conseguenze ben più gravi. In altre parole, vuoi uscirne pulito dalle tue porcherie? Vuoi le briciole che il padrone lascia cadere dal tavolo? Stai zitto e fatti gli affari tuoi.

Ecco il quadro del calcio italiano oggi, raccontato da un'angolazione diversa da quella del padrone, ovvero coinvolgendo i suoi lacchè, ma altrettanto significativa. Sì ma la romane o le altre società silenti? Beh, ci siamo dilungati molto oggi, l'appuntamento, se vorrete, è per un prossimo contenuto.

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Fonte: Profilo X di Leocv85

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