Il più "gobbo" di tutti

in Italy4 days ago

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Luciano Spalletti, Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

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Era il 1 novembre del 2025 quando Luciano Spalletti si è seduto per la prima volta sulla panchina della Juventus, prendendo il posto dell'esonerato Igor Tudor. Il "lucido" è stato scelto come allenatore di sicura esperienza, in grado di traghettare la squadra fuori da un'ennesima stagione di sabbie mobili, sebbene col mondo zebrato sembrasse c'entrare come i cavoli a merenda.

Questo era il pensiero della stragrande maggioranza dei tifosi bianconeri: massimo rispetto per un tecnico che aveva dimostrato grandi capacità, ma timore vero e proprio che la sua toscanità e il passato recente, fatto di uno scudetto vinto a Napoli tatuato sull'avambraccio, potessero portare all'ennesima crisi di rigetto da parte dell'ambiente.

Spalletti tuttavia ha stupito tutti fin dalla conferenza stampa di esordio, con quel selfie scattato orgogliosamente davanti allo stemma della Juventus. Un gesto che solitamente si tende a ricercare di fronte ad un VIP, incontrato per caso per strada o inseguito davanti ad un hotel, al fine di immortalare un momento unico.

Quel selfie è sembrato da subito un messaggio, a sé stesso, agli altri e persino a chi verrà dopo. Una scena che sprizzava soddisfazione da tutti i pori, quasi come se l'ex C.T della nazionale volesse comunicare al mondo: "Ce l'ho fatta, più in alto di così non posso arrivare..."

E Spalletti, a differenza dei predecessori quali Motta, ma anche Tudor e soprattutto Allegri, ha capito immediatamente dov'è capitato, cosa rappresentasse, quale peso storico porti sulle spalle chi indossa la maglia della Juventus o ne difende i colori da allenatore.

Lo ha avvertito, ha riconosciuto le difficoltà soprattutto mentali di alcuni calciatori, forse inconsciamente schiacciati proprio da quel peso e ha provato ad invertire il trend, comunicando un concetto semplice: essere alla Juventus è un orgoglio, un privilegio, per molti l'occasione della vita. Davvero volete sprecarla?

E così, fin dalla prima partita ha fatto qualcosa che da tempo non si vedeva fare più da nessuno, che fossero dirigenti, allenatori o giocatori: ha parlato di valori, di senso di appartenenza. Quelli orgogliosamente portati avanti dai grandi bianconeri del passato, come Gianluca Vialli, ad esempio, con il quale è stato sorpreso a "confabulare" metafisicamente dalle telecamere, nel suo match inaugurale da allenatore della Juventus.

Lui, che nel mondo bianconero è entrato solo da due mesi e mezzo, si firma nei messaggi come "Lucio il gobbo", fornendo al mondo intero la dimostrazione più classica di cos'è la Juventus e del perché sia invidiata ed odiata così tanto, proprio perché inarrivabile ed inimitabile: un universo a parte, che ti ingloba, ti rende parte della sua storia, ti conquista e ti fa perdutamente innamorare.

Ad una domanda di un giornalista, sul come fosse riuscito a cambiare in così poco tempo la mentalità della squadra ha risposto con un candore disarmante: "Noi siamo la Juventus e la nostra storia, il rispetto per questa maglia, per i grandi che ci hanno preceduto e per le loro imprese ci impone di affrontare ogni avversario con il desiderio di dominarlo".

Parole che rappresentano una dolce musica, alla quale i tifosi non erano più abituati. Da un decennio la storia della Juventus è stata svilita da personaggi codardi, incapaci, ottusi, presuntuosi ed egoisti, i quali anteponevano il proprio bene a quello della società e della storia che rappresentavano.

Ogni ambizione veniva annichilita, ogni impennata verso l'alto fatta velocemente rientrare, con il risultato di mortificare sempre di più l'autostima del gruppo. Il giochino era semplice: più bassi erano gli obiettivi, più risultava facile raggiungerli.

Spalletti si è preso invece senza paura sulle spalle la storia della Juventus, i suoi valori e la sua tradizione. Anche da ultimo arrivato, ha trasferito la juventinità al gruppo e i risultati, in barba a chi parlava di DNA e altre cavolate simili, sono evidenti, nella mentalità con la quale la squadra affronta le partite, prima ancora che nei risultati.

Che potranno arrivare risicati, come nelle gare con Bologna e Roma, roboanti, leggasi Sassuolo e Cremonese, o non arrivare proprio, come nello sfortunato pareggio col Lecce. In fondo non importa, il "lucido" ci ha restituito la cosa più importante: il piacere di veder giocare la nostra Juve.

E comunque vadano le cose, gli saremo grati.

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