Il sogno del "bambino" a 90 minuti dalla fine

in Italy2 days ago

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Kieran Lynam, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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Novanta minuti. Questo è il tempo che rimane da giocare, al netto di qualche appendice dedicata al recupero, nella prima fase della Champions League. Buona parte dei giochi pertanto può considerarsi già fatta e, anche se qualche sorpresa sembra ancora possibile, i primi bilanci della più importante competizione europea possono già essere tratti.

Partiamo dal basso, per scoprire che accanto alle matricole Pafos e Kairat Almaty, il cui addio precoce alla competizione era facilmente pronosticabile già alla vigilia dei sorteggi, a febbraio non rivedremo anche compagini appartenenti ai principali campionati europei, come Villareal e Eintracht, ferme rispettivamente ad uno e quattro punti.

Usciranno di scena con buona probabilità anche realtà storiche del calibro di AJax e Benfica, inchiodate a quota sei punti e difficilmente salve anche in caso di vittoria, ma non se la passa meglio il Napoli di Antonio Conte, obbligato a battere il Chelsea nell'ultima giornata per ottenere il pass per i play-off.

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Antonio Conte, Clément Bucco-Lechat, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

Nel gruppone centrale, quello che cercherà un posto agli ottavi di finale passando per le forche caudine degli spareggi, troviamo le altre squadre italiane, in fila come brave scolarette. Atalanta, Inter e Juventus, rispettivamente tredicesima, quattordicesima e quindicesima, devono vincere il proprio match dell'ultima giornata per sperare in una miracolosa qualificazione tra le prime otto.

Per le tre rappresentanti della Serie A le possibilità si attestano, statistiche e calcoli alla mano, intorno al 20%, anche perché tutte e tre saranno impegnate lontano dalle mura amiche. Il compito sulla carta più agevole sembra averlo l'Atalanta, con un punto in più in classifica (13 anziché 12) e ospite dell'Union Saint Gilloise (anch'essa virtualmente eliminata), mentre Juventus e soprattutto Inter dovranno sudare qualche camicia in più per avere la meglio rispettivamente di Monaco e Borussia Dortmund.

Come detto, neanche una vittoria garantirebbe loro di terminare il girone tra le prime otto, ovvero nei posti che permetterebbero l'approdo diretto agli ottavi di finale e di risparmiare il dispendio di energie fisiche e nervose che garantirà un doppio turno supplementare.

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La Puskas Arena di Budapest, teatro della finale di questa edizione. OD Pictures, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Del resto, se si leggono i nomi delle realtà che al momento occupano i posti più nobili della classifica, ci si rende subito conto di una verità piuttosto inquietante: cinque di esse, partendo dalla capolista Arsenal fino all'attuale ottavo posto del Chelsea, appartengono alla Premier League inglese.

Un dominio assoluto, che sta ribadendo ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, come si sia creato in Europa un netto squilibrio tra il campionato inglese e il resto dei tornei continentali. A reggere il passo delle realtà britanniche sono rimasti ormai solo i club storici, come il Real Madrid, il Bayern Monaco e il Paris Saint Germain, ma non è detto che nell'ultimo turno anche il Manchester City, ora undicesimo, non riesca a scalzarne un'altra.

Al di là di chi effettuerà il doppio salto e chi invece sarà costretto a passare per i play-off, appare evidente come il principale torneo continentale stia diventando sempre di più affare per club super ricchi, dal portafogli di spesa illimitato. La Super League, della quale si sono ormai perse le tracce, sembrava destinata a ridistribuire buona parte della ricchezza anche ad altri club, allargando il giro delle pretendenti alla vittoria finale, ma il suo progetto è stato "ucciso" nella culla, ancor prima di nascere.

Risultato? Probabilmente saremo destinati a vedere sempre di più in futuro risultati che tenderanno ad un dominio delle squadre inglese. Una sorta di riedizione della FA Cup che tuttavia garantisce, secondo Ceferin e soci la sopravvivenza del sogno di quel famoso bambino che un giorno potrebbe scendere in campo con i più grandi.

Che poi lo faccia sapendo in principio che non avrà alcuna chance di vincere, questo evidentemente non importa a nessuno.

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