In quale Paese?

in Italy3 days ago

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Immagine realizzata con Leonardo.ai

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Iniziamo con una domanda: in quale Paese le accuse dirette, con tanto di nomi e cognomi, di un giornalista e scrittore esperto di mafie, come Roberto Saviano, verrebbero pressoché ignorate dalla stampa e dalle televisioni? In quale Paese una dirigenza di una qualunque azienda, riconosciuta dai tribunali come succube di personaggi poco raccomandabili, rimarrebbe al suo posto come se niente fosse?

In quale Paese la magistratura non farebbe scattare immediatamente un'indagine di fronte a parole così dure e circostanziate, quali quelle pronunciate da Saviano nell'atto di indicare sostanzialmente il presidente dell'Inter, Beppe Marotta, come causa della totale perdita di credibilità del calcio italiano?

In quale Paese le parole di un pentito di mafia, che accusa direttamente lo stesso Marotta di collaborazionismo e associazione a delinquere, non verrebbero considerate degne di nota dalla giustizia? Perché delle due l'una: o il pentito è affidabile sempre, e gode del piano di protezione testimoni (come accade con l'accusatore di Marotta) o non lo è mai.

Beh, amici miei, non credo ci sia bisogno di fornire la risposta a queste domande retoriche, perché stiamo parlando dello stesso Paese in cui, da almeno vent'anni, una società non è stata chiamata a pagare per le proprie malefatte, trovando sempre qualche capro espiatorio da sacrificare al suo posto (perlopiù sempre lo stesso).

La controprova più "fresca" è quella che ha riguardato il caso Bastoni-Kalulu, con inserimento anche dell'altro grande "rotolatore" per eccellenza, Barella. Durante Inter-Juventus disputata sabato scorso, il difensore bianconero è stato ammonito due volte a causa di due palesi simulazioni avversarie, con la seconda capace di fare il giro del mondo per l'ignobile esultanza dello stesso Bastoni.

Tutto il mondo ha visto le immagini, condannandole, se si escludono i "falchi" alla La Russa, pressoché allo stesso modo, ma invece di richiedere provvedimenti con la prova TV per i due simulatori, il giudice sportivo ha provveduto a squalificare il "povero" Kalulu. Per "condotta fallosa", un capolavoro.

L'apoteosi dei tempi grotteschi in cui viviamo si è avuta con l'ulteriore inibizione pronunciata a capo dei due dirigenti bianconeri, l'A.D. Damien Comolli e il Director of Football Strategy Giorgio Chiellini, rei di aver rivolto espressioni insultati all'arbitro nel sottopasso dello stadio San Siro, al termine del primo tempo.

Nulla da dire a termini di regolamento, se non che si tratta, ça va sans dire, della squalifica più lunga (oltre un mese) comminata nella storia del calcio italiano per avvenimenti simili. Un'avvertimento, più che una punizione. Insomma, l'Inter che "delinque" e la Juventus che paga, pare confermarsi come il tema principale del calcio italiano, dal 2006 in poi.

Ma torniamo a Saviano, perché alcune sue parole meritano di essere riportate con grande precisione:

Quando senti politici navigati dire che il calcio è solo calcio, oppure che un cartellino è solo un cartellino penso: siete seri o ci prendete in giro? Quando si tocca il calcio e il tifo, bisogna ricordare che l'Inter è vittima. I suoi giocatori, i suoi tifosi lo sono, ma non la sua dirigenza, che invece era del tutto compromessa dalla sudditanza della quale parla la sentenza di condanna emessa lo scorso dicembre nell'ambito della cosiddetta inchiesta ultrà. Come sia potuto accadere che quella dirigenza sia rimasta al suo posto, è stato per me per lungo tempo un mistero. A quale dirigenza che ha avuto contatti con soggetti pericolosissimi, dopo aver ammesso di non aver denunciato e dopo aver patteggiato con la giustizia sportiva, viene permesso di lasciare quegli stessi vertici al loro posto?

Non si capisce come si possa dire a un povero cristo, ad esempio un piccolo imprenditore privo di ogni tutela da parte dello Stato, di denunciare le organizzazioni criminali, se poi si stendono tappeti rossi a chi non ha fatto, potendolo, nulla. Nulla. A chi, potendo ottenere protezione, sostegno, invece è stato zitto. Questo maldestro mettere la polvere sotto il tappeto, ha del tutto distrutto l'immagine del calcio italiano.

Anche attraverso il calcio abbiamo finito per sdoganare la presenza mafiosa nel nostro paese. Non era solo un campionato mafioso, ma un intero campionato falsato nei suoi presupposti etici. Fin quando la dirigenza dell'Inter resterà al suo posto, il calcio italiano non recupererà mai la dignità essenziale per costruire un esempio virtuoso.

👉 INTERVENTO INTEGRALE QUI 👈

L'Inter e Marotta hanno una strada davanti: denunciare le parole di Saviano come calunniose, ma chissà perché non lo hanno ancora fatto, probabilmente temendo le prove che verrebbero portate in dibattimento.

La misura è colma, il tappo è saltato: per il bene di tutti è ora di mettere fine a questo scempio. O no?

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