La follia e la bellezza dello sport "pulito"

Screenshot dal profilo ufficiale X dell'NBA
Per descrivere cos'è stata gara 4 delle Finals NBA, tra New York Knicks e San Antonio Spurs, giocata questa notte
al Madison Square Garden, basterebbe la faccia di Jerry Seinfield, presente sulle gradinate dell'impianto della Grande Mela: la più elettrizzante e folle gara di finale mai vista nella storia della pallacanestro.
I padroni di casa, ad un certo punto del terzo quarto scivolati a meno 29 dai rivali, sono riusciti nell'impresa di ribaltare la gara e di chiudere sopra di uno grazie ad un tap-in vincente dell'ala inglese Anunoby, messo a segno ad un secondo dalla fine.
Si tratta della rimonta più grande mai fatta registrare nella storia delle Finals, una rincorsa che porta i Knicks avanti 3-1 nella serie, ad una sola vittoria da quello che rappresenterebbe il terzo titolo NBA per la franchigia newyorkese, dopo quelli portati a casa nel 1970 e nel 1973.
Al di là del mio simpatizzare per i New York Knicks, per via del tessuto sociale newyorkese e della sua multiculturalità, che mi ha sempre ricordato un po' la "mia" Torino, lo spettacolo visto ieri sera nella famosa arena della Grande Mela non può che riconciliare con lo sport.
E questo vale anche per coloro i quali, come il sottoscritto, sono da tempo piuttosto disgustati dal clima che si respira dalle nostre parti e dalle situazioni che ormai quotidianamente gettano la maschera, rivelando come lo sport nazionale più seguito sia totalmente in mano ad "una banda di lestofanti" (copyright Silvio Baldini).
Al Madison Squadre Garden si è respirata l'essenza dello sport, quello pulito, meritocratico, non indirizzato dall'esterno. Il pubblico di casa ha dapprima assistito compostamente alla netta superiorità degli avversari, addirittura sottolineando con applausi sporadici le migliori giocate di Wembanyama e compagni.
Nonostante la delusione, tuttavia, non ha mai smesso di incitare i propri beniamini e di spingerli verso un'incredibile rimonta, fin da quando essa ha iniziato a palesarsi con la prima serie di triple messa a segno dal play e stella della squadra Jalen Brunson, autore di 36 punti finali.
Il coro "Let's go Knicks", accompagnato dal celebre "po po po po po po" del brano "Seven Nation Army", durante le fasi di attacco, o l'incitamento "Defense, defense!" urlato dalle 20mila voci newyorkesi per "esorcizzare" le fasi d'attacco rivali, mettono i brividi anche ascoltate dalla televisione.
E gli Spurs, che si sono visti sfuggire sotto il naso una vittoria che sembrava ormai certa? Nessuna sceneggiata, accerchiamento degli arbitri, protesta, dichiarazione al veleno, cosa che sarebbe risultata pressoché matematica dalle nostre parti (specialmente con una determinata squadra milanese).
Accettazione della sconfitta, in puro stile sportivo, come sempre dovrebbe essere.
Per chi se lo fosse perso, lascio qui sotto il link per il video degli ultimi tre minuti e mezzo di partita, uno spettacolo imperdibile, una boccata di aria fresca in un panorama sportivo sempre più marcio.
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