Sarebbe toccato anche a me

Immagine realizzata con Leonardo.ai
Diciamoci la verità: per il sottoscritto, il fatto che Steemit sia una piattaforma di nicchia e, al netto delle fisiologiche mele marce, frequentata solo da un gruppo di "eletti", può essere considerata il più delle volte come una specie di "piccola fortuna".
Non fraintendetemi, se il valore del token schizzasse alle stelle sarei io il primo a festeggiare. Tuttavia, se i miei post ricevessero la medesima visibilità regalata da altri social network a creators ben più famosi, è probabile che già da un bel pezzo qualcuno si sarebbe presentato alla mia porta per convincermi di cambiare il tono delle parole.
Con Steemit capace di scalzare colossi come Facebook o Instagram, e perché no, pure X di Zio Elon (mi deve ancora un cappello Tesla, ma questa è un'altra storia) credo che un bel gruppo di balene nostrane entrerebbe a far parte della festa, silenziando a suon di downvote tutte quelle voci che non ripetono a pappagallo la versione da loro gradita.

Sigfrido Ranucci, ArezzoTV, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Insomma, più o meno quanto sperimentato dapprima dal buon Sigfrido Ranucci e in ultimo dal sempre piacevole Massimo Giletti, che dopo aver trattato decine di argomenti scomodi, dalla politica alla finanza, passando per la cronaca e l'economia, si sono visti sostanzialmente chiudere la porta in faccia solo dopo un morso al vero filo scoperto del nostro Paese: l'FC Internazionale di Milano, universo in cui calcio e malaffare si incontrano per convolare a fruttuose nozze.
Già, perché se il conduttore di Report ha visto ridimensionarsi la sua autonomia decisionale in redazione proprio dopo aver mandato in onda la puntata sui guai finanziari dell'Inter, ieri a sorpresa è arrivato l'annuncio di sospensione pure per "L'aria che tira", lo show condotto da Massimo Giletti sempre per le reti RAI, nonostante fosse capace (in controtendenza) di far registrare ottimi ascolti.
Motivo? Lo sfogo dello stesso Giletti alla Domenica Sportiva, tenuto nei confronti di chi ancora si ostina (il mondo interista nella sua totalità) a raccontare la farsa di calciopoli omettendo la parte più scomoda della verità, le telefonate intercorse tra gli arbitri e la dirigenza nerazzurra dell'epoca.
Telefonate ben più gravi e compromettenti di quelle a carico di Moggi, Meani e altri personaggi coinvolti e che avrebbero portato anche l'Inter a subire un processo sportivo identico a quello tenuto nei confronti delle squadre penalizzate, ma che chissà perché sono state tenute occultate per anni da chi ha svolto quelle indagini.

Massimo Moratti, presidente dell'Inter ai tempi di Calciopoli. BomberTuccio, Public domain, da Wikimedia Commons
Ma com'è noto su Calciopoli, così come su tutte le "malefatte" di Moratti e dei suoi successori, esiste da anni un veto imposto dalla RAI. Nessuno ne può parlare, vietato rimettere in discussione quegli avvenimenti. I vincitori scrivono la storia, e la storia deve necessariamente prevedere un copione in cui la "povera" Inter venga descritta come la vittima.
Di conseguenza guai a chi osi dubitare della narrazione dominante costruita ad arte negli anni come lo smoking bianco che la società meneghina si vanta metaforicamente di indossare. Se l'Inter riceve favori, si minimizza o non se ne parla. E se proprio non si può, basta raccontare come comunque sia in credito con il mondo arbitrale, dato che altri prima hanno rubato molto di più.
Se i suoi giocatori insultano gli avversari con epiteti razzisti o bestemmiano a favor di telecamera, magicamente non si trovano le immagini adatte a confermare le accuse. Se si comportano in maniera antisportiva, si di deve tentare di coprirli fino all'ultimo, ma se le scuse non reggono (vedi Chivu) la si butta "in caciara" tirando in ballo qualcuno altro che, anni prima, ha fatto di peggio.
Secondo la vulgata, quando l'Inter vince, lo fa perché indiscutibilmente più forte degli avversari, ma quando non vince, ciò accade perché "forze oscure" le hanno impedito di farlo, magari prendendo ad esempio l'unico episodio dubbio a proprio sfavore a fronte di decine di altri favorevoli occorsi in stagione.
Iuliano-Ronaldo rappresenta il perfetto esempio di questo modus operandi, ma anche il tanto acclamato presunto "rigore su Bisseck" della stagione scorsa, anche'esso goccia anomala in un'oceano di episodi interpretati a favore dei colori nerazzurri.
Alternative? Nessuna. Se non ti allinei alla narrazione dominante, sei un pazzo e meriti di essere osteggiato in tutti i modi e messo alla berlina. E se proprio non ce la fai a stare zitto, gli "amici degli amici" conoscono mille modi per farti rientrare nei ranghi. Naturalmente quelli che loro non conoscono e non hanno mai frequentato.
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Potrebbe succedere anche a me, e so che non è una consolazione, ma succede in tutto il mondo. Ovunque si guardi, c'è un giornalista che, da un momento all'altro, viene pedinato, perseguitato o, come noi, semplicemente colpito alla testa la mattina presto. Ne parliamo al massimo per pochi minuti. Non importa; se intralci un certo gruppo, vieni fermato. Questo è successo e succede ancora a molti olandesi che hanno ancora un po' di senso dell'onore, o che si battono per qualcuno che viene picchiato per strada. I giornalisti, tra cui Peter R. de Vries, e i registi ci rimettono tutti e vengono banditi dal TB. È interessante notare che hanno tutti aperto i propri canali di informazione (tramite internet – chi guarda più la TV?) e hanno molto successo.
Una cosa è certa: la libertà di parola non esiste più. Qui puoi sempre esprimerti anche se ricevi voti negativi da tutte le parti (personalmente, se fossi una balena non mi preoccuperei di questo, in fin dei conti la persona media ha un udito soggettivo e dimentica tutto in fretta).