Se il calcio torna "normale", l'Italia torna regina

Immagine creata con Leonardo.ai
Ormai è sotto gli occhi di tutti: l'Italia del calcio, da potenza mondiale capace di trionfare nelle competizioni più prestigiose e sfornare talenti a ripetizione, si è trasformata in cenerentola del movimento europeo, attualmente inferiore pure a realtà meno blasonate come Svizzera, Norvegia o Turchia.
A compiere questa specie di miracolo calcistico al contrario ci hanno pensato anni di gestione scriteriata targati Gabriele Gravina, caratterizzati da spudorati favoritismi verso i club "amici" e vere e proprie persecuzioni contro quelli "nemici", che tuttavia fungevano da traino dell'intero sistema.

Gabriele Gravina, Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons
In altre parole, si è scelto di abbattere l'unica quercia che sosteneva la casa costruita sui suoi rami, per sostituirla con degli alberelli esili e spelacchiati, con risultati inevitabili. L'Italia ha saltato le due ultime edizioni dei mondiali (e a mio parere si appresta a ripetere l'"impresa" per la terza volta) e di questo passo faticherà a qualificarsi pure per gli europei.
Eppure esiste un mondo calcistico nel quale non ci sono società da difendere e salvare a tutti i costi, arbitri timorosi di fischiare contro per non trovarsi al centro di probabili guai con la malavita o presidenti che millantano onestà, nonostante possano vantare una lista di malefatte chilometrica.
Un mondo dove tutte le squadre partono alla pari, lottano aspramente sul campo e a volte si insultano o si azzuffano, ma che alla fine si abbracciano e sorridono, felici di aver creato uno show soddisfacente per il pubblico. Questo mondo è la Kings League, che ormai da due stagioni sta conquistando sempre di più il cuore degli appassionati di calcio, soprattutto delle nuove generazioni.
Sarà un caso, ma quando il calcio torna divertimento, serenità e competizione equa, l'Italia riesce a sfornare talenti e a mostrare la gloria di una tradizione calcistica che non ha nulla da invidiare agli altri. Considerazioni sempre più evidenti in questi giorni, dato che in Brasile si sta disputando il secondo mondiale per nazioni della storia di questo sport.
L'Italia ha disputato le prime due partite del suo girone, ottenendo altrettante schiaccianti vittorie. La prima, sabato scorso, nella gara inaugurale del torneo, quando i nostri sono riusciti a surclassare la Francia per 8-0. La seconda ieri sera, con la netta affermazione 7-3 sulla nazionale polacca, composta esclusivamente dai calciatori della nazionale di Socca (il calcio a 6), campione del mondo in carica.
Una realtà, la nostra, piena di veri e propri talenti della competizione, a cominciare dal funambolico numero 10, Matteo Perrotti, MVP della prima stagione di Kings League Italia, per arrivare al suo compagno di squadra, Domenico "Mimmo" Rossi, specialista dell'uno contro uno.
Ma non solo perché nomi quali Colombo, Scienza o Lo Faso arricchiscono di talento puro la squadra, dando al coach Mauro Micheli diverse opzioni durante i match. Una fucina di qualità che ha riportato alla mente i tempi d'oro del calcio italiano, quando le nazionali erano composte dai vari Baggio, Vialli, **Vieri, Inzaghi, Totti e Del Piero, uno più forte dell'altro e capaci da soli di spaventare con il loro nome le difese avversarie.
Basterebbe poco per ristabilire una tradizione secolare, ma in questo momento, per chi comanda il calcio italiano, le priorità sono ben altre.
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