Macerie (by @kork75)
Partendo da una mia frase che un giorno mi sono appuntato sul mio smartphone, “Facciamo cose costruendo su macerie per sentirci vivi”, ho voluto esplorare il motivo per cui ci troviamo a vivere relazioni spezzate, sogni infranti, sistemi che crollano e, in definitiva, macerie interiori. Nonostante ciò, continuiamo a costruire proprio su queste rovine. Ma perché? Cosa ci spinge a fare, creare e reinventare anche quando tutto sembra perduto? Si tratta solo di sopravvivenza o è un atto di resistenza e rinascita?
Le macerie, infatti, non sono solo ciò che resta dopo una distruzione; sono anche materia grezza per immaginare nuove prospettive e idealizzare nuovi progetti. In un'epoca segnata da precarietà e crisi, molti si trovano a vivere “tra i calcinacci”, eppure scelgono comunque di agire, creare e resistere. Questa non è semplice resilienza: è desiderio. Il desiderio di cambiare, di non arrendersi, di lasciare un segno. Le macerie ci chiamano a immaginare nuove configurazioni, nuovi modi di vivere e di stare al mondo. Possiamo trasformare queste rovine in opere potenti, dare sfogo alla nostra creatività per dare forma al caos e trasformare il dolore in bellezza. C'è chi sostiene che costruire sulle macerie sia solo un'illusione, un modo per evitare il lutto o la resa dei conti. Tuttavia, ignorare le rovine non le fa sparire. Al contrario, affrontarle e usarle come base per qualcosa di nuovo è un atto di consapevolezza e coraggio.
Costruire sulle macerie non è solo un gesto di sopravvivenza; è un atto creativo, politico e profondamente umano. È il modo in cui trasformiamo la perdita in possibilità. E forse, proprio lì, tra i detriti, troviamo la nostra forma più autentica di vita.

Greetings by @kork75👋


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