la scelta coraggiosa di Willhoft-King

in Italylast month

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Sai, quando ho letto la storia di Han Willhoft-King mi ha colpito più di quanto pensassi. E non tanto per il gesto “romantico” del lasciare il calcio per andare a studiare a Oxford — quello ormai lo avrai letto dappertutto. Mi ha colpito perché, mentre scorrevo le sue parole, mi sono trovato a chiedermi quanto spesso anche noi ci incastriamo in percorsi che sembrano perfetti solo perché lo sono agli occhi degli altri.

ARTICOLO DOVE NE PARLA: https://www.fanpage.it/sport/calcio/lascia-il-manchester-city-per-studiare-a-oxford-correvamo-dietro-alla-palla-come-cani-per-mezzora/

A 19 anni, questo ragazzo stava vivendo il sogno che migliaia di bambini inseguono ogni giorno con un pallone tra i piedi. Si allenava con Haaland, con Foden, con la prima squadra del Manchester City di Guardiola. Era lì dove “dovresti” voler essere. Eppure non era felice.
Tu cosa avresti fatto al suo posto? Avresti avuto il coraggio di dire «basta, non fa per me» quando tutti ti guardano come il privilegiato che ha già vinto?

La sua scelta spazza via un presupposto che molti di noi danno per scontato: che se raggiungi l’élite in qualcosa, allora la tua strada è segnata. Ma è davvero così? O è solo un’illusione comoda?
Un’altra persona — magari qualcuno più cinico — direbbe che ha mollato un’occasione irripetibile. Che un posto nel calcio professionistico va difeso coi denti. Ma questo punto di vista ignora qualcosa di fondamentale: e se quell’occasione non fosse la sua?

E infatti, sentendo Willhoft-King, ti rendi conto che lui non scappa dal calcio… scappa dalla noia. Dalla mancanza di stimoli. Dal sentirsi vuoto nonostante stesse facendo ciò che il mondo intero considererebbe “il massimo”.
E qui, forse, è la parte che fa più male: quante volte anche tu rimani in un ruolo, in un percorso, in un ambiente, solo perché dovresti e non perché ti nutre davvero?

Quando lui racconta che ora è pieno di impegni, che studia, che esce con gli amici, che gioca per la squadra dell’università e del college… senti quasi la sua energia cambiare. Prima c’era routine. Ora c’è vita.
Questo ti porta a un’altra prospettiva: non è solo questione di scegliere tra sport e studio. È questione di scegliere tra ciò che ti spegne e ciò che ti accende. E nessuno può dirtelo dall’esterno.

La logica della sua decisione, se la guardi bene, è più solida di quanto sembri: se non ti senti stimolato, se non cresci, se non vedi un senso più grande, allora restare è il vero rischio.
Non andarsene.

E allora voglio chiederti una cosa, in modo un po’ diretto: c’è un’area della tua vita dove stai “marcando” qualcosa che non vuoi più marcare? Un Haaland che non vorresti più pressare, metaforicamente parlando?
E soprattutto: cosa ti vieta di scegliere un tuo “Oxford”, qualunque esso sia?

La storia di Willhoft-King non è un elogio al mollare. È un invito a non vivere con il pilota automatico. A riconoscere quando un sogno non è più il tuo. E ad avere il coraggio — sì, perché di coraggio si tratta — di cambiare rotta quando ti rendi conto che puoi fare di più.

E magari anche tu, proprio come lui, hai bisogno di qualcosa di un po’ più tuo. Di un po’ più… vero.