Solita Juve, con un goal in più [#steemexclusive - #multilanguage - #club75]

in Italy3 years ago (edited)

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Photo by Gabriele Barberis, CC BY-SA 3.0 IT, via Wikimedia Commons


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Tre punti, possibilmente attraverso una vittoria netta, venivano richiesti ai bianconeri alla vigilia della partita con lo Spezia, al fine di non perdere contatto con quota dieci che identifica al momento la Roma capolista, e tre punti con vittoria netta sono arrivati, anche se, a parte il punteggio finale di 2-0, all'apparenza rassicurante, della prestazione della Juventus di ieri sera, come ormai triste abitudine, è possibile salvare purtroppo ben poco.

Allegri ha mandato in campo la squadra con il solito 4-3-3 che nelle intenzioni del tecnico toscano dovrebbe caratterizzare la sua creatura in questa stagione, con i due attaccanti esterni, per l'occasione Cuadrado a destra e Kean a sinistra, tuttavia spesso e volentieri più allineati con la linea di mezzo, composta da Locatelli in regia, supportato da Rabiot e Miretti. Dietro, la scelta per sostituire il perenne acciaccato Bonucci è ricaduta questa volta su Gatti, che ha così potuto esordire, singolarmente dopo averlo già fatto con la Nazionale, anche in Serie A.

I primi venti minuti sono sembrati un po' a tutti simili alla partita di domenica contro la Roma: pressing alto, recupero del pallone rapido e veloce e avversario schiacciato nella propria trequarti. Persino il secondo capolavoro di Vlahovic in tre giorni, che con un sinistro perfetto su punizione ha portato la squadra in vantaggio dopo una manciata di giri della lancetta lunga, ha ricordato quanto patito inizialmente dagli undici di Mourinho allo Stadium, e lasciato sperare i trentacinquemila sulle tribune in una serata più tranquilla.

Fortuna vuole che il numero nove serbo sia riuscito ad affinare una tecnica sopraffina sui calci da fermo, così da offrire un'importante arma aggiuntiva al reparto avanzato (l'ultimo a realizzare due goal su calcio di punizione in altrettante giornate consecutive fu un certo Andrea Pirlo), perché da quel momento in poi la manovra bianconera andrà lentamente spegnendosi, finendo per trascorrere alcuni momenti della fase finale del primo tempo addirittura in balia del piccolo Spezia.

I passi in avanti visti contro la Roma, in una partita condotta praticamente per intero dai bianconeri ma pareggiata per un'ingenuità difensiva, non sono purtroppo stati confermati contro l'avversario del turno successivo, che anche nel secondo tempo, fin quando sono durate le gambe, ha provato a mettere alle corde la Signora, mantenendo la gara in bilico fino agli ultimissimi minuti.

In realtà né Szczesny prima, uscito per la distorsione della caviglia intorno alla fine della prima metà, né il buon Perin dopo, hanno dovuto sporcarsi i guantoni più di tanto. Il predominio dello Spezia nella fase centrale della gara si è rivelato solo territoriale e ben controllato dalla difesa di casa, tuttavia appare piuttosto frustrante notare come solo contro la squadra di Allegri, tra le presunte candidate alla vittoria finale, le piccole sentano sempre di potersela giocare alla pari.

Solo il calo fisico patito negli ultimi dieci minuti dagli ospiti, e la qualità della panchina della Juventus, decisamente superiore di quella a disposizione del sempre charmant Luca Gotti, hanno impresso il timbro definitivo alla gara, chiusa con il goal di Milik nei minuti di recupero. Una vittoria tutto sommato che ci può stare, per la differenza di valori in campo, ma troppo striminzita per poter pensare in grande.

Le differenze con la squadra dell'anno scorso, soprattutto dal punto di vista dell'atteggiamento, sembrano minime. La Juventus, a differenza delle altre grandi, non regala mai la sensazione di poter abbattere l'avversario, nemmeno quando questo abiti le posizioni meno nobili della classifica. Di solito anche realtà come Salernitana e Spezia, e quest'anno sarà probabilmente lo stesso per Monza e Cremonese, riescono a rimanere in partita a lungo, quando non addirittura a fare risultato.

La squadra sembra disporre di benzina sufficiente per alzare i giri del motore soltanto per una quindicina di minuti a gara, dovendo poi per forza di cose ripiegare all'indietro, oppure scegliere consapevolmente la via della difesa del fortino, una volta passata in vantaggio, troppo poco in fiducia nei confronti della propria qualità offensiva per cercare di aumentare il bottino.

Tutto ciò si traduce in sofferenze indicibili, specialmente nelle gare in trasferta contro le formazioni di un certo livello (la prossima sarà a Firenze), a causa di un atteggiamento timido e impaurito in grado da solo di regalare fiducia a squadra e pubblico avversari. Per il giudizio sui singoli vi rimando alle pagelle. Grazie per essere giunti fin qui e alla prossima.

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Photo by John Hain, free to use (Pixabay)

Pagelle

Szczesny 5,5 - Sbaglia l'unica uscita della sua gara, rischiando di regalare il goal agli avversari, poi ricadendo si fa male e viene sostituito.
Danilo 6,5 - Torna in fascia, dove è decisamente più a suo agio nel difendere che nell'attaccare. Nei minuti finali viene spostato in mezzo ed è provvidenziale in almeno un paio di occasioni.
Bremer 7 - Insuperabile nello stretto e ancora meglio nell'anticipo. Tra lui e lo scaldabagno olandese causa rigori si notano almeno un paio di categorie di differenza.
Gatti 6,5 - Con la bava alla bocca per novanta minuti, uno dei pochi a metterci il cuore, si disimpegna abbastanza bene anche se sembra ancora una pietra grezza da levigare.
De Sciglio 5 - Gioca sempre con la testa bassa, con la paura di sbagliare, ed in effetti spesso commette errori madornali. A questo punto meglio puntare su qualche prospetto interessante della Next gen, come Turicchia o Mulazzi.
Miretti 7 - Inizia con la solita spensieratezza, poi sbaglia un paio di scelte di fila e sembra deprimersi, ma evidentemente il ragazzo non difetta in carattere e gioca un secondo tempo sontuoso, con tanto di assist per il secondo goal.
Locatelli 5 - Da regista combina poco di buono. Non sente quel ruolo come suo e l'arrivo di Paredes dovrebbe restituirlo alla sua posizione da mezz'ala.
Rabiot 5,5 - Un po' meglio che nelle ultime uscite, ma rimane la sensazione di un giocatore che scende in campo giusto per combattere la noia.
Cuadrado 5 - Purtroppo continua ad essere avvolto da un'aura negativa che non gli permette più di rendersi pericoloso in attacco e di saltare l'uomo. Spesso deconcentrato, sbaglia anche le scelte più semplici.
Vlahovic 7 - Sblocca la gara con una magia su punizione, poi lotta praticamente da solo contro la retroguardia avversaria, mettendoci la solita grinta.
Kean 5 - Un paio di spunti iniziali promettenti, poi esce dalla partita.

Perin 6 - Un tempo e una manciata di minuti da spettatore.
Di Maria 5,5 - Gioca frenato, senza tentare mai l'allungo per paura di ricadute, ma quando tocca la palla combina sempre qualcosa di buono. La speranza è che non abbia già compiuto la prevedibile scelta di andare a marce ridotte fino al mondiale.
Kostic 5,5 - Corsa e tecnica le avrebbe anche, ma in precisione sembra difettare parecchio.
Milik 7 - Entra nei minuti finali e si comporta da centravanti boa classico, segnando un pregevole goal.
Alex Sandro 6 - Non ha tempo di fare danni, ed è già una grande cosa.


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