Perché il cinema è diventato stupido (e di chi è la colpa)

in #cinemalast month

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Immagine realizzata con Leonardo.ai


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Una pioggia intensa avvolge i due protagonisti, rendendo l'atmosfera particolarmente drammatica. Un gioco di sguardi, qualche lacrima che si confonde con l'acqua del cielo, un gesto inequivocabile e poi la corsa, uno verso l'altro, destinata a terminare solo in un abbraccio e in una musica strappalacrime.

Un bel finale, nel quale prima o poi, che fosse al cinema, alla TV generalista o in uno dei millemila servizi di streaming presenti al giorno d'oggi, ogni spettatore si è imbattuto almeno una volta.

Una conclusione poetica, con i dialoghi ridotti al minimo, al fine di lasciare alle immagini il compito principale di descrivere il racconto. Un piccolo tocco d'artista, degno solo dei migliori registi e sceneggiatori, che tuttavia stiamo rischiando seriamente di perdere per sempre, perché quel silenzio è diventato un problema.


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Immagine realizzata con Leonardo.ai

Già, perché scene che una volta venivano considerate punto di forza di un'intera pellicola, oggi sono diventate un impiccio, un fattore negativo da evitare il più possibile per andare incontro alle esigenze del pubblico.
E volete sapere di chi è la colpa? Dello smartphone.

Che qualcosa stesse cambiando nelle esigenze cinematografiche, se ne erano accorti in molti, ma è da un'indagine condotta dalla rivista n+1, poi confermata da diversi produttori e sceneggiatori, che la cosa è diventata di pubblico dominio: Netflix, la più grande piattaforma di intrattenimento digitale, sta espressamente chiedendo un tipo di cinema più esplicito.

Basta con scene mute, dialoghi ambigui, azioni ed intenzioni dei protagonisti affidate esclusivamente a gesti o sguardi. Tutto deve essere spiegato, per non lasciare spazio a dubbi, ma soprattutto ogni azione esplicitata, per permettere una facile fruizione anche al pubblico distratto.


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Immagine realizzata con Leonardo.ai

E proprio qui sta la vera chiave di questa rivoluzione. Netflix si è accorta che ormai lo spettatore medio tende sempre di più a non concedere la propria attenzione esclusiva allo spettacolo a cui assiste in TV, distratto da notifiche, suoni e immagini del telefono.

Tutte le grandi piattaforme hanno compreso come ormai lo smartphone sia diventato compagno inseparabile della maggior parte della persone, in ogni momento della vita quotidiana, anche quelli dedicati ad altre forme di intrattenimento.

Una vera e propria strategia anti attenzione debole, per la serie "se non puoi batterli, fatteli amici", che pur plasmandosi attorno alle esigenze del pubblico, che si vuole tenere incatenato anche se distratto, sta mostrando dall'altra parte una faccia della medaglia sicuramente molto meno piacevole.


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Immagine realizzata con Leonardo.ai

Il linguaggio cinematografico è cambiato, dando a tratti la sensazione di essersi quasi "instupidito".
La tendenza delle nuove serie TV, quali You o Emily in Paris, è quella di mostrare una chiarezza didascalica ai limiti dello snervante, soprattutto per chi è abituato ad uno spettacolo cinematografico "vecchio stile".

Insomma, anche gli spettacoli cinematografici oggi tendono sempre di più ad assomigliare a dei podcast.
Ma le conseguenze, nel lungo termine, potrebbero diventare anche peggiori, specialmente sulle nuove generazioni, sempre più avvezze ad un'attenzione frammentata e a rischio di perdere la capacità di interpretazione del non detto.

Il cinema è nato per farci pensare ed immedesimarci, ma rischia di trasformarsi in un manuale di istruzioni, dove nessuna delle due cose ormai sembra servire più.


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Secondo la mia come al solito (im)modesta opinione (fermo restando che l'idiozia cinematografica ha radici fin troppo più antiche e vale a dire sin da quando il cinema gringo seguito fedelmente dai cinepanettoni ha iniziato a produrre vagonate di monnezza😂), l'incretinimento si ravvisa forse principalmente su altro fronte. Semmai, il trastullotto non fa che sottolinearne l'evidenza. In buona sostanza, i più ne avrebbero le tasche piene, di finali in stile Mulino Bianco😂. Specie di quel che descrivi sopra, tipicamente finale da cinema gringo:
"Una pioggia intensa avvolge i due protagonisti, rendendo l'atmosfera particolarmente drammatica. Un gioco di sguardi, qualche lacrima che si confonde con l'acqua del cielo, un gesto inequivocabile e poi la corsa, uno verso l'altro, destinata a terminare solo in un abbraccio e in una musica strappalacrime."
Se poi pervaso da silenzi, motivo in più per iniziare a sbuffare e rivolgersi una volta di più all'amato trastullotto😂. E il motivo è presto detto: questi scanari non corrispondono alla realtà della quasi totalità di popoli e cittadini, che nel terzo millennio preferirebbero di gran lunga scenari di realtà reale e non da pressochè inesistente atmosfera da Mulino Bianco😂. Sento in continuazione chi si sente addirittura pigliato per il didietro dal mondo dello spettacolo (genX e millennials tirati su a botta di Disneyland possiamo confermare😂) che crea aspettative pressochè illusorie nel pubblico (e come disse anni fa una mia cara amica, crearsi aspettative è sempre sbagliato). Ne è uscito immune solo chi sin dalla più tenera età è riuscito a distinguere che la realtà è sempre un altro paio di maniche rispetto all'arte😂. Ma i più preferiscono oramai che le grigerie della vita quotidiana si ripetano anche nello spettacolo (e quando non ce lo trovano, via libera al trastullotto😂) e zia Jane ne era al corrente pure in epoca settecentesca, dato il realismo (sia pure ottimista, che dopotutto l'arte è sempre più rosea della realtà) che pervade le sue opere.

Muy atinadas tus reflexiones

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Cara Pou io credo che il cinema sia fatto anche per sognare, quindi non è tanto il lieto fine in discussione, tanto il modo in cui ce lo propongono.
La corsa, l'abbraccio e il bacio non bastano più da soli, ora i protagonisti devono per forza di cosa parlare e dirsi "abbracciami forte, non lasciarmi, baciami etc.." giusto per richiamare l'attenzione dei distratti.

Poi magari nel finale l'attenzione è un po' più alta e la mia è più che altro un'iperbole, il discorso vale soprattutto per le fasi cruciali di una trama, dove la storia prende una piega precisa.

L'idea iniziale dello spettacolo era infatti in origine proprio quella, ma ora pare che il giocattolo s'è rotto...tranne il trastullotto😂😂😂😂

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Wow, @frafiomatale, this is a thought-provoking piece! The juxtaposition of those Leonardo.ai generated images with your insightful commentary on the evolving cinematic language is brilliant. You've really hit on something important – the potential loss of nuance and subtlety in storytelling due to our increasingly fragmented attention spans.

The comparison to podcasts and the fear of losing the "unspoken" in cinema truly resonates. It's a worrying trend, and you've articulated it beautifully. I especially appreciate how you've highlighted the shift towards over-explicitness in shows like "You" and "Emily in Paris." Food for thought!

Has anyone else noticed this trend? What are your favorite films that masterfully use silence and visual storytelling? Let's discuss!