72 ore, parte II

Immagine realizzata con Leonardo.ai
Risale a circa un anno fa lo strano video, promosso dalla commissaria per la Gestione delle crisi dell'UE, Hadja Lahbib, all'interno del quale le istituzioni europee consigliavano sostanzialmente ai propri cittadini di mantenere pronto uno zainetto di sopravvivenza, utile per superare almeno 72 ore di un'eventuale crisi.
Sul momento, una buona parte dei cittadini dell'Unione registrò distrattamente la cosa, voltando pagina alla velocità della luce, come si è soliti fare il più delle volte in questi tempi da overdose di informazioni, ma nella testa di qualcuno quel seme buttato lì apparentemente senza troppe giustificazioni ha cominciato a germogliare.
Le domande che i più inclini al pensiero critico si sono posti suonano più o meno così: cosa voleva davvero comunicare quel video? Davvero i cittadini dell'Europa rischiano di andare incontro a scenari complicati ai quali, da diverse generazioni, non sono preparati?
Le risposte non sono facili da trovare per noi comuni mortali ma, a distanza di un anno dalla pubblicazione di quel video, forse è bene far scattare nelle nostre teste un piccolo innalzamento dello stato d'allerta. Se la guerra tra Russia e Ucraina, al netto dell'inflazione, aveva inciso in maniera tutto sommato contenuta sui nostri stili di vita, il conflitto che si è scatenato in Iran potrebbe interessare parti ben più consistenti del tessuto civile.
Del problema del petrolio e del conseguente aumento del costo dei carburanti ne abbiamo parlato in un post pubblicato circa una settimana fa, ma è possibile che per il Vecchio Continente lo scenario si riveli in un prossimo futuro addirittura peggiore del previsto, portando gli Stati membri a qualcosa di impensabile solo fino a poco tempo fa, come il razionamento dell'energia elettrica.
Ma non basta, perché secondo alcune fonti giornalistiche indipendenti, l'Iran potrebbe procedere nei prossimi giorni, in caso di esito non favorevole del conflitto, ad una mossa ritorsiva nei confronti del mondo occidentale, ovvero il taglio dei cavi sottomarini chiamati a distribuire la rete Internet tra Asia ed Europa.
Ciò comporterebbe naturalmente una pioggia di disservizi a catena, come l'impossibilità di accedere alla rete da parte di diversi stati dell'Unione. Stop quindi alle transizioni bancarie, alle comunicazioni via web, e ai servizi connessi all'accesso ai cloud o alle Intelligenze Artificiali.
Ed è esattamente qui che tornano alla mente i contanti, le carte da gioco, la radiolina a batteria e le provviste elencate da Hadja Lahbib nel suo video. È probabile che la forza di reazione dei vari stati membri porterebbe al superamento di eventuali situazioni di crisi nel giro di due o tre giorni (da qui le famose 72 ore), ma oggi come oggi quanti sarebbero davvero in grado di affrontare una crisi del genere?
Difficile pensare che le istituzioni si siano mosse a caso, solo per ricercare il click, come un medio utente Tik Tok o Facebook. Più probabile invece che presto o tardi quei suggerimenti della commissaria per la gestione delle crisi ritornino in voga, a mo' di "Ve l'avevamo detto..."
Nel dubbio, meglio essere pronti e, dal canto mio, aggiungerei un piccolo accorgimento ulteriore: coprire le spalle anche di un parente, un amico o un semplice vicino, che al contrario nostro non si sarà minimamente preparato per l'evenienza. Perché la minaccia più grande non è la mancanza di gas, corrente o Internet, ma la pericolosità delle persone quando si ritrovano con le spalle al muro.
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