Cronache di Narnia: l'Italia ai mondiali per "diritto interista"

Immagine realizzata con Leonardo.ai
Qualche giorno fa, durante un'intervista televisiva, il ministro dello sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha rilasciato delle importanti dichiarazioni: "Migliaia di concittadini, compreso il nostro leader religioso, sono stati uccisi durante la guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti. Di conseguenza, non esiste alcuna possibilità che l'Iran disputi i prossimi mondiali".
Parole piuttosto comprensibili di fronte al dramma di una popolazione invischiata in un conflitto bellico, in queste settimane impegnata a concentrare i propri pensieri e i propri sforzi su qualcosa di infinitamente meno frivolo del calcio, che tuttavia dalle nostre parti sono brillate quasi come l'aurora boreale nei cieli delle regioni polari.
Già, perché stando alle voci salite in coro al cielo dai nostri media, in caso di ritiro, squalifica o qualsiasi altra motivazione che escluda una nazionale già qualificata ai mondiali, l'orientamento della FIFA sarebbe quello di una porta aperta anche a possibili ripescaggi extra-territoriali.
In altre parole, secondo TV e giornali del Belpaese, Infantino e soci starebbero pensando di privilegiare, grazie al blasone, ai titoli conseguiti e al ranking FIFA, proprio la nazionale di Rino Gattuso, a scapito di tutte le altre aspiranti. Insomma, una soluzione "a tavolino", che chiuderebbe perfettamente il cerchio di una totale simbiosi tra la FIGC e l'Inter (beneficiata nel 2006 da uno scandaloso scudetto assegnato a tavolino) e che renderebbe ininfluente il risultato dei play-off in programma il 26 e il 31 marzo.
Ma le cose stanno proprio così? Davvero i tifosi italiani possono tirare un sospiro di sollievo ed approcciarsi agli impegni con Irlanda del Nord (e forse Galles o Bosnia) senza alcun patema d'animo, un po' come si è soliti fare con le amichevoli internazionali?
Teoricamente la possibilità di un ripescaggio semiautomatico dell'Italia, anche in caso di ennesimo fallimento, esiste ed è prevista dall'articolo Articolo 6.7 dei regolamenti della Coppa del Mondo, secondo il quale la FIFA mantiene un'"esclusiva discrezione" sull'eventuale scelta e può e adottare ogni misura che ritenga necessaria per risovere la questione.

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino. Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
All'atto pratico tuttavia, le chances di vedere l'Italia ai mondiali, qualora non dovesse qualificarsi, sembrano ridotte al lumicino. L'articolo in questione infatti rappresenta la classica clausola "scappatoia", inserita per giustificare eventuali provevdimenti straordinari divenuti necessari per cause di forza maggiore, ma non certo la stella polare che chi amministra il calcio mondiale deve seguire.
Secondo i propri regolamenti interni infatti, nonché per prassi consolidata negli anni, la prima scelta della FIFA in caso di forfait dell'Iran ricadrebbe sulla prima squadra non qualificata della medesima confederazione, ovvero l'AFC, il corrispettivo asiatico dell'UEFA.
Allo stato attuale delle cose, la nazionale prescelta per un eventuale ripescaggio sarebbe verosimilmente quella dell'Iraq, qualora uscisse sconfitta dal play-off intercontinentale in programma contro una tra Bolivia Suriname, o quella degli Emirati Arabi, nel caso in cui gli iracheni conquistassero un pass per la rassegna iridata con le prorpie forze.

La sede dell'AFC, a Kuala Lumpur, in Malesia. Zhou Guanhuai, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Molto difficile quindi, per non dire impossibile, che quelli della FIFA (e soprattutto una vecchia volpe come Infantino) scelgano di rompere lo schema consolidato negli anni e di inimicarsi l'intera federazione asiatica, andando per di più a stabilire un precedente di discrezionalità senza regole molto pericoloso.
L'abitudine alle cose facili e ai percorsi preferenziali riservati alla "squadra di stato" negli ultimi anni sta forse convincendo la stampa italiana (probabilmente poco fiduciosa sul fatto che la nazionale si qualifichi con le proprie forze) che ottenere un vero e proprio regalo, trascendente dai meriti sportivi, sia in fondo un atto dovuto, un qualcosa che ci spetta di diritto come una sorta di ius primae noctis medioevale.
Tuttavia, fuori da Narnia, esiste un mondo reale, al quale non siamo più abituati, in cui le cose seguono una logica reale ben definita e non la narrazione dominante o la convenienza di una sola parte. Sempre che la "piovra" non abbia esteso ancor di più i suoi tentacoli, perché in quel caso, tutto sarebbe possibile.
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