I numeri di una frode
In rete ho trovato un paio di interessanti articoli, firmati da Samuel Manigoldo, esperto di numeri e statistiche. Il redattore della testata "Quotidiano Bianconero" si è preso la briga di analizzare le statistiche degli ultimi cinque campionati di Serie A, paragonando tra di loro il rapporto che le varie squadre del nostro campionato hanno avuto con voci quali ammonizioni, espulsioni, rigori a favore e contro, goal annullati ed interventi VAR.
Ne è emerso un quadro imbarazzante, con alcuni club avvantaggiati ed altri tartassati con numeri decisamente fuori statistica, cosa che certifica come i sospetti di una gigantesca frode sportiva in atto da ormai diversi anni nel mondo del calcio italiano siano corroborati da dati e prove pressoché certe.
Riporto un estratto di uno dei suddetti pezzi, indicando ovviamente la fonte originale, che vi invito a consultare per un maggiore approfondimento.
Senza cartellino, senza rigore
Autore: Samuel Manigoldo. LINK all'articolo originale.
Ventinove minuti. È il divario — misurato in minuti di gioco — che separa il momento in cui un difensore dell'Inter riceve il primo cartellino giallo (68° minuto, media 2023–2026) da quello in cui lo stesso accade a un difensore di Juventus o Milan (42° minuto). Ventinove minuti in cui i giocatori nerazzurri possono commettere falli tattici sistematici senza il peso psicologico del cartellino, senza il rischio dell'espulsione, senza le conseguenze regolamentari previste dal codice disciplinare.
Questo dato è il cuore di un audit condotto sulle stagioni 2023–2026, che incrocia i verbali di gara dell'Inter di Inzaghi con quelli della Lazio dello stesso allenatore, e li confronta con i principali club europei. Quello che emerge non è un'opinione: è una sequenza di numeri che si contraddicono a vicenda con la narrativa dominante.
La tesi più diffusa per spiegare l'anomalo numero di espulsioni mancanti all'Inter è quella della sostituzione preventiva: Inzaghi sarebbe più rapido degli altri nel togliere dal campo i giocatori a rischio. È una spiegazione elegante. È anche sbagliata.
Per essere valida, dovrebbe produrre un'evidenza precisa: ammonizioni nel primo tempo, seguite da cambi. I dati dicono l'opposto.
Inter (2023–2026): primo cartellino giallo per difensori e centrocampisti al 68° minuto, in media.
Juventus e Milan: primo cartellino giallo al 42° minuto, in media.
Il gap è di 26 minuti. Significa che per quasi metà della partita l'Inter gioca in uno stato di immunità totale: i suoi uomini possono commettere tre, quattro falli tattici senza che l'arbitro estragga il cartellino. Quando il primo giallo arriva — al 68° — il giocatore ha già esaurito il suo compito. La sostituzione che arriva al 75° o all'80° non è preventiva. È semplicemente un avvicendamento atletico.
La sostituzione non previene nulla. Il danno — o meglio: il vantaggio — è già stato fatto nei sessantotto minuti precedenti.
La seconda linea difensiva del sistema narrativo sostiene che l'Inter ottenga molti rigori perché attacca di più, e ne subisca pochi perché difende lontano dall'area. L'audit ha costruito un indicatore specifico per misurarlo: il Rapporto Tocchi in Area / Rigori Ottenuti (T/R). Più basso è il valore, maggiore è la frequenza con cui i rigori vengono ottenuti rispetto alla presenza offensiva reale.
L'Inter ottiene un rigore ogni 1,7 ingressi pericolosi in area. Il Manchester City — che produce quasi il doppio dei tocchi in area (38,5 contro 24,2) — ne ottiene uno ogni 4,2. La Juventus, con una presenza offensiva simile a quella nerazzurra (22,8 tocchi), ne ottiene uno ogni 5,7. La sensibilità al fischio in area avversaria dell'Inter è il triplo rispetto ai top club europei e alla Juventus.
Sul fronte difensivo, l'anomalia è speculare. L'Inter subisce mediamente 10,5 tiri a partita — quasi identico a Juventus (10,2) e Milan (11,1) — ed effettua lo stesso numero di interventi difensivi in area delle rivali. Eppure: Inter: un rigore contro ogni 180 falli commessi in area. Juventus: un rigore contro ogni 55 falli commessi in area. A parità di interventi difensivi pericolosi, l'Inter subisce un penalty con una frequenza tre volte inferiore alla Juventus.
I dati dell'audit convergono su tre punti che si sostengono a vicenda. Primo: la difesa dell'Inter non è d'élite per tecnica individuale. È d'élite per impunità tattica. I giocatori possono foul senza cartellino con una frequenza — un giallo ogni 8,2 falli, contro 1 ogni 5,1 di Juventus e Milan — che non trova paralleli nel calcio europeo analizzato. Secondo: la produzione offensiva non giustifica i rigori. L'Inter produce quanto il Milan e meno del Manchester City, ma ottiene fischi a favore con un'intensità tripla rispetto ai top club europei e alla Juventus. Terzo: la sostituzione preventiva non esiste. È una sostituzione tardiva, su un giallo arrivato con 30 minuti di ritardo rispetto alla media nazionale ed europea. In tre stagioni, zero casi di cambio disciplinare nel primo tempo.
Il modello probabilistico applicato ai dati quantifica l'impatto complessivo: senza la dilatazione dei tempi di ammonizione e senza l'anomalia nella concessione dei rigori, l'Inter avrebbe almeno 12–15 punti in meno in classifica, collocandosi nel gruppo delle inseguitrici anziché in vetta solitaria.
L'Inter non è più brava a gestire i cartellini. È semplicemente meno sanzionata. Il gap di 30 minuti sulla prima ammonizione media è la misura esatta di un vantaggio che i numeri registrano con precisione millimetrica.
Senza cartellino, senza rigore
Autore: Samuel Manigoldo. LINK all'articolo originale.
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