Il pesce puzza dalla testa (ma il resto è comunque marcio)
E così, Gravina, schiacciato dalla pressione della politica e di buona parte della stampa, che chiedeva a gran voce la sua testa, si è dimesso da presidente della FIGC. Otto anni di mandato, durante i quali, a parte l'exploit dell'Europeo 2020, il calcio italiano ha imboccato una pericolosa deriva verso il basso, sia a livello di squadre di club che di nazionale.
Un periodo lunghissimo in cui il nostro "eroe" ha lavorato alacremente dall'interno per distruggere le uniche due eccellenze del pallone tricolore, Juventus e Milan, nel tentativo disperato di sostituirle con realtà molto più vicine ai suoi interessi personali, come Inter e Napoli.
Intendiamoci, senza una mini sollevazione popolare e la voce grossa di qualche giornalista influente, Gravina sarebbe rimasto tranquillamente al suo posto, forte di una poltrona da circa quattrocentomila euro all'anno e dell'appoggio di quei club che vanno a braccetto con la malavita (soprattutto uno).
Il suo piano, porre la questione all'interno del consiglio federale e contare sulla maggioranza bulgara con la quale era stato rieletto (unico candidato) soltanto pochi mesi fa per ottenere la riconferma, si è dovuto tuttavia scontrare con la saturazione di chi, al terzo mondiale di fila saltato, di vedere la sua faccia proprio non ne voleva più sapere.
Tutto risolto quindi? Il calcio tricolore tornerà all'antico splendore dopo le dimissioni del peggior presidente della storia? Beh amici miei, fortunatamente il calcio non è matematica e porta nelle sue corde ancora una buona dose di imprevedibilità, ma pensare che la sola rimozione della testa faccia tornare fresco il pesce deve essere considerato quanto meno un azzardo.
Sono in molti infatti a chiedere perché, insieme a Gravina, non si siano dimessi anche gli altri responsabili degli organi federali, a partire da Giancarlo Viglione, braccio destro dell'ex presidente, pizzicato un paio di stagioni fa a bordo campo a festeggiare lo scudetto dell'Inter, con tanto di amichevole stretta di mano con Simone Inzaghi.
Ma lo stesso discorso vale anche per tutti gli altri uomini che hanno contribuito a creare questo profondo baratro, come il procuratore federale, Giuseppe Chiné, solito agire con solerzia e inflessibilità direttamente proporzionali al grado di antipatia provata per il colore della maglia in questione, o il designatore Gianluca Rocchi, Ulivieri, Simonelli, Butti, De Siervo e tutta la pletora di personaggi bene o male riconducibili all'influenza del presidente dell'Inter, Beppe Marotta.
Già, perché è inutile girarci intorno: la demolizione del calcio italiano, cominciata nel 2006 per soddisfare i capricci di chi non vinceva mai, è arrivata oggi al suo culmine proprio perché l'unico obiettivo perseguito dai personaggi sopra citati non è stato il bene e lo sviluppo dell'intero movimento, ma la protezione dell'Inter e dei suoi tesserati da ogni tipo di guaio.
Un'unica missione, perseguita costi quel che costi, anche col rischio di sfasciare tutto. E tutto si è inevitabilmente sfasciato. Senza un repulisti generale, che spazzi via la piovra con tutti i suoi tentacoli, ormai ramificati in ogni settore, rimuovere solo la figura di vertice risulterà perfettamente inutile.
Al posto di Gravina salirà probabilmente il suo "padrino" Giancarlo Abete, oggi presidente della Lega Nazionale Dilettanti e pertanto già in possesso di quasi il 40% dei voti. Si inizierà a gridare di riforme, di ripresa, settori giovanili, riorganizzazione dei campionati, ma nella sostanza nulla cambierà.
L'Inter continuerà a disporre delle sue privilegiate statistiche su ammonizioni, espulsioni e calci di rigore, a De Laurentiis e ai Friedkin verrà garantita una mano in caso di necessità, in modo da non far alzare loro troppo la voce, e qualora le due vere regine del calcio italiano osassero mettere la testa troppo fuori dalla sabbia, ci sarà sempre un varista pronto a farle tornare a più miti consigli.
La malavita continuerà a fare affari sul calcio, il fogliaccio rosa del bovino a magnificare le gesta dei calciatori amici, gonfiandone all'inverosimile il valore, e a sminuire quelli nemici, in modo da rendere complicato il mercato.
E tutti vivranno felici e contenti, convinti che il nostro campionato sia il più bello del mondo e che la nostra nazionale farà un solo boccone di ogni avversario. Almeno fino alle prossime qualificazioni, quando, in un'infinita corsa verso il basso, magari a buttarci fuori toccherà questa volta a San Marino o Malta.
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