La risposta sembra ovvia

Foto di Jonas Hasselqvist da Pixabay
🚨 I vertici della Lega Serie A e della FIGC continuano a minacciare gli utenti che intendono seguire il campionato italiano di calcio attraverso applicazioni o siti non legali. Ma tra costi in continuo aumento, formule di dubbio gusto e credibilità del sistema ai minimi termini, non accorgersi che i server pirata sono l'ultimo dei problemi spinge il sistema in una bolla dalla quale è sempre più difficile uscire.
Ci risiamo: inizia il campionato e ripartono in coro le solite minacce rivolte agli utenti che, per seguire la Serie A, scelgono servizi non propriamente ufficiali. Per ultimo è toccato all'AD della Lega Calcio, Luigi De Siervo (nel caso ve lo stiate chiedendo, tranquilli, anche lui interista dichiarato), ricordare ai furbetti dello streaming le pesanti conseguenze civili e penali alle quali si rischia di andare incontro.
Sul web si torna così puntualmente ad agitare lo spettro dei cinquemila euro di multa, ai quali si andrebbe incontro non appena, anche per sbaglio, i nostri occhi osassero fissare un singolo fotogramma di uno spettacolo così prezioso come la Serie A (o Marotta League, fate un po' voi), puntando lo sguardo sul dito che copre la Luna e ignorando la verità più banale: chi non vuole pagare, non cambierà idea con le minacce.
Al contrario, le recenti gravissime vicende che hanno coinvolto, tanto per cambiare, l'Inter, i suoi dirigenti e i suoi tesserati, con relativa e conclamata impunità della società nerazzurra, sono riuscite ad infliggere un'ulteriore picconata alla credibilità di tutto il sistema.

Foto di Stefan Coders da Pixabay
Sui social si inseguono nuove campagne che invitano alla disdetta di tutte le sottoscrizioni televisive riguardanti il campionato di Serie A e il sistema, già in crisi, potrebbe presto risvegliarsi con l'amara sorpresa di una nuova emorragia di abbonamenti. Le minacce, del resto, sono da sempre l'ultimo baluardo di chi si sente con le spalle al muro.
Nei giorni scorsi sui giornali italiani, ormai ridotti a reggi-microfono del potente di turno, si è scatenata una battaglia mediatica nei confronti di Tring, il servizio di Pay TV albanese detentore dei diritti in patria del nostro campionato, colpevole di non aver impostato limiti di blocco geografici per le sue trasmissioni.
Chiunque, da ogni parte del mondo, avrebbe potuto abbonarsi al loro servizio, per circa 10 euro al mese (un quarto di quanto costa Dazn in Italia) e seguire la Serie A. Tring è stata insultata, equiparata ad un "pezzotto" (lo streaming illegale) e costretta a correre ai ripari, pena minaccia di sospensione dei diritti acquisiti.
Risultato di questa "straordinaria" vittoria di De Siervo e soci? Fare una grande pubblicità ad un servizio perlopiù sconosciuto, al quale ora ci si potrà lo stesso abbonare, aggiungendo circa due o tre euro al mese, ovvero il costo stimato di una VPN professionale (ma ne esistono anche di gratuite).

Foto di Julian_Hamburg da Pixabay
Quello che lascia sempre più a bocca aperta è come chi amministra il calcio italiano in questo momento non si renda assolutamente conto dei veri problemi del sistema: in primis, l'assoluta perdita di credibilità, derivata dalla sfacciata protezione di cui gode l'Inter; in secondo luogo, i costi elevati per assistere ad un campionato sempre più mediocre anche da un punto di vista tecnico.
Personaggi fuori dal mondo che ignorano come, di piattaforme ufficiali simili a Tring, ne esistano almeno un'altra decina. Alcune persino gratuite e all'interno dei confini dell'Unione Europea, quindi formalmente inattaccabili.
Per sconfiggere la pirateria basterebbe una semplicissima mossa, peraltro già portata ad esempio tempo addietro dall'industria musicale, quando sorsero piattaforme come Spotify, Amazon Music o Apple Music: rendere il servizio di base gratuito, supportato dalla pubblicità.
In altre parole: vuoi guardare la Serie A in maniera ufficiale? Accomodati, è gratis, esattamente come quando ricerchi una canzone su Youtube. Però, ogni cinque minuti, le immagini vengono affiancate da uno o più spot, picture in picture, per la durata di circa trenta secondi.
Non vuoi gli spot? Paghi un abbonamento Silver. Vuoi anche gli effetti dello stadio, le telecamere nei tunnel, i dialoghi arbitro-giocatori? Ecco per te un abbonamento Gold. E la possibilità di rivedere la partita in differita? Certo, con il piano Diamond. Sono solo degli esempi partoriti dalla mia fantasia, non perché io sia un genio, o perché lo fosse Andrea Agnelli, quando lo propose per la nascente Superlega, ma semplicemente perché tutto il sistema dei servizi a pagamento si muove da anni in quella direzione.
Meglio soldi sicuri dalla pubblicità o dover continuamente mettere falle ad un sistema che perde abbonati da tutte le parti? La risposta sembra ovvia a tutti, tranne che a De Siervo.
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