La teoria dello sceriffo
Pong. Ci abbiamo giocato tutti, chi considerandolo il più bel gioco esistente al Mondo, vista la scarsità di concorrenza, chi un simpatico passatempo da fare insieme ai più grandi, magari con un'espressione di benevolenza proprio nei momenti in cui questi ultimi erano assaliti da irrefrenabili attacchi nostalgici.
Due racchette, una pallina, più quadrata che rotonda, e un unico obiettivo: scavalcare l'avversario, umano o artificiale, per raggiungere prima di lui la cifra necessaria a vincere la partita. Attacco e difesa, difesa e attacco. Un gioco tanto semplice quanto coinvolgente, capace di rimanere in auge per molti anni.
Chiunque si sia avvicinato in questi mesi intercorsi dal "rilascio" ufficiale a Steem Pong, la versione prodotta all'interno del progetto Steem Retrogames, avrà di certo notato le profondi somiglianze con il classico targato Atari, soprattutto nella struttura portante del gioco.
Volendo riassumere lo scopo di Steem Pong in una manciata di parole, non ci discosteremmo di molto infatti dalla versione originale, sebbene all'interno del fratellino minore esistano diversi elementi innovativi, quali punteggi bonus e moltiplicatori di velocità della pallina.
In Steem Pong sparisce la logica della partita uno contro uno con l'avversario, perché sebbene l'obiettivo principale da perseguire sia sempre quello si scavalcare la racchetta di fronte con i propri colpi, il gioco non termina quando uno dei due avversari realizza un punteggio stabilito, ma solo quando le vite a disposizione sono terminate, ovvero dopo aver mancato al risposta per dieci volte.
I giocatori di Steem Pong devono preoccuparsi esclusivamente di sommare punti, e non importa se ciò avviene scavalcando la racchetta avversaria, parando i tiri del nemico e raccogliendo i bonus disseminati sul campo: l'obiettivo è battere la concorrenza e realizzare la miglior performance possibile.
E' proprio riflettendo su questo scenario che, come accade nelle migliori soap opere turche, potremmo assistere ad un clamoroso colpo di scena: siamo proprio sicuri che Steem Pong si debba considerare discendente diretto del più famoso Pong commercializzato negli anni '70?
E se invece il parente più prossimo del secondo gioco realizzato per la piattaforma [Steem Retrogames] fosse un altro? Un altro del calibro di Arkanoid? Mentre la musica del colpo di scena, prevista in casi come questo, svolge il suo effetto più drammatico, vi invito a riflettere per un attimo.
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TAKA@P.P.R.S, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons
Anche in Arkanoid lo scopo principale è sommare il maggior numero di punti possibili, senza fare cadere la pallina. I bonus e i malus disseminati nel campo di gioco di Steem Pong ricordano da vicino le lettere che cadevano dai mattoncini distrutti e in fondo anche la racchetta controllata dalla IA si comporta un po' come i suddetti mattoncini, mostrandosi resistente ai nostri tentativi di avanzata.
Per qualcuno questa teoria risulterà un po' forzata, per altri invece sarà possibile scorgere qualche fondo di verità. Da qualunque parte vi poniate in fondo non importa, questa è Pong City ed io sono lo sceriffo.
E lo sceriffo ha sempre ragione, almeno fino al momento in cui qualcuno non si appropria della sua stella.
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