Lo sport azzurro: leoni ovunque, tranne che nel calcio

in Italy12 hours ago

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Immagine realizzata con Leonardo.ai

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Gli appassionati di sport italiani, almeno quelli senza le proverbiali fette di prosciutto davanti agli occhi, si saranno senz'altro accorti di una coincidenza singolare: lo sport tricolore, in questo determinato periodo storico, sta volando come raramente è stato capace di fare in precedenza.

Alle Olimpiadi invernali di Milano - Cortina, la spedizione azzurra ha chiuso al quarto posto nel medagliere, arrivando quasi a sfiorare il numero di medaglie vinte da un colosso come gli Stati Uniti (secondi dietro l'inarrivabile Norvegia) e distanziando di gran lunga altre potenze storiche degli sport invernali come Svizzera, Austria, Svezia o Canada.

Trenta medaglie complessive che sembrano quasi il voto di un esame universitario, superato a pieni voti, così come a pieni voti si sta laureando ormai da qualche anno, all'accademia del tennis mondiale, anche il movimento nostrano della racchetta. Oltre a Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, stabilmente nelle prime posizioni del ranking, alla top ten si stanno avvicinando a passi da gigante anche altri due alfieri azzurri, come Flavio Cobolli e Luciano Darderi (rispettivamente 14° e 18°).

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Jannik Sinner, The White House, Public domain, da Wikimedia Commons

L'intelligenza e la programmazione del presidente della FederTennis, Angelo Binaghi, hanno lentamente trasformato il tennis italiano da semplice comprimario a dominatore del panorama internazionale, come confermato, oltre che dall'esplosione di diversi giocatori, anche dalle tre edizioni consecutive della Coppa Davis portate a casa dall'Italia, tra il 2023 e il 2025.

Da non dimenticare poi altri sport di squadra, come la pallavolo, specialità nella quale l'Italia può fregiarsi del titolo di campione del Mondo sia in campo maschile che femminile, o il basket, con il movimento azzurro capace di sfornare sempre più talenti in grado di rendere la nazionale e le squadre di club competitive in ogni competizione.

Persino in sport "impensabili", decisamente lontani dalla tradizione del Belpaese, come il cricket, i nostri stanno riuscendo a ritagliarsi uno spazio importante: la nazionale azzurra si è infatti qualificata per la prima volta ai mondiali lo scorso febbraio, battendo per di più squadre ben più quotate, come il Nepal, ed arrivando a giocarsela fino alla fine con l'Inghilterra.

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Rae Allen from Brisbane, Australia, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Come se non bastasse, ieri lo sport tricolore si è fregiato di una nuova luccicante medaglia simbolica, perché gli azzurri del rugby sono riusciti a battere per la prima volta nella storia proprio gli inglesi, all'interno del celebre torneo "Sei Nazioni". Lungimiranza e passione, unite ad una visione unica sul bene comune, hanno compiuto l'impresa di trasformare anche i rugbysti azzurri in una squadra vera, rispettata se non temuta anche dalle potenze mondiali.

L'Italia non è solo un popolo di sportivi ma, lasciatemelo dire con un pizzico di orgoglio, anche geniale a tutti i livelli. Un DNA che ci contraddistingue dai tempi di Bartolomeo Cristofori e Leonardo da Vinci, passando per Guglielmo Marconi ed Alessandro Volta, fino ad arrivare ai tempi più moderni con il microchip di Faggin o la Nutella di Ferrero.

Ma tanta genialità, purtroppo, tante volte deve scontrarsi con il malaffare e con la tendenza di una parte dello Stivale al voler raggiungere gli obiettivi in fretta, tramite scorciatoie più o meno legali. In questo scenario vincente ecco sopraggiungere, come triste contrappasso di una storia perfetta, l'altra terribile faccia della medaglia, il mondo del calcio.

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Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

A differenza delle altre federazioni sportive azzurre, il calcio non è libero di crescere, ma tenuto in ostaggio da una sorta di "banda", capeggiata dal presidente della FIGC, Gabriele Gravina, il cui unico obiettivo non è, come per tutti gli altri, il bene del movimento, ma la salvaguardia del brand Inter, tanto caro agli "amici degli amici", da ogni sorta di guaio.

E così, proprio nello sport più radicato all'interno del Paese, quello in cui fino a nemmeno troppi anni fa le rappresentative azzurre, sia nazionali che di club, dominavano il panorama internazionale, oggi si assiste ad una decadenza all'apparenza senza fine.

Nessun club della Serie A è nemmeno lontanamente all'altezza delle migliori realtà europee e la nazionale non si qualifica ai mondiali da ormai 12 anni, con buone prospettive di estendere questo record a sedici. L'esperienza degli altri sport ci dice come basterebbe poco per cambiare e tornare a splendere anche all'interno del dorato mondo del pallone, ma ciò vorrebbe dire smantellare fino ai bulloni l'attuale sistema, nel quale tanti "mangiano" e trovano riparo, compresa la malavita organizzata.

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