Lo straniero

Immagine creata con Leonardo.ai
"Amico mio, io ho un unico difetto. Quando bevo, inizio a non tenere più a freno la lingua. E quando la mia lingua perde i freni, rivela cose che sarebbe meglio non rivelare. Almeno ad un comune mortale come te".
Mike guardava con aria divertita quello strano sconosciuto, incontrato per caso nel negozio di liquori del suo migliore amico. Nessuno lo aveva mai visto prima, ma lui, con grande padronanza, si era comportato da subito come se fosse il padrone di casa, avvicinandosi alle persone per intrattenerle con fare amichevole, quasi da padre di famiglia.
Diceva di chiamarsi Oscar e di provenire da una delle famiglie più nobili e influenti del mondo. Secondo iI suo racconto, i suoi avi avevano avuto un ruolo attivo nella costruzione di questo mondo ed ora, che gli equilibri della Terra sembravano destinati ad essere nuovamente sconvolti, toccava ancora alla sua famiglia ridisegnarne di nuovi.
"Vedi caro Mike," aveva ripreso dopo l'ennesima sorsata al suo Macallan, "niente è come sembra". Il capannello di persone intorno a loro era aumentato. Tutti sembravano rapiti dai racconti di quello sconosciuto, anche se i più erano attratti dal desiderio di farsi quattro risate e di rompere la monotonia della serata.
"Il film Matrix! Quello sì che è stato un capolavoro di allegoria! Vi ha raccontato cosa succede nel mondo ogni giorno, proprio davanti ai vostri occhi. Voi pensate che TV, giornali o Internet vi parlino della verità, ma quella è solo una versione costruita ad arte, per i vostri occhi, per farvi stare buoni. Perché se conosceste la realtà, quelli come me sarebbero morti da un pezzo".
"Oh, ma chi potrebbe mai volere il male di un gentiluomo come te?" La risposta di Mike fece partire una risata di gruppo, subito soffocata dal gesto della mano dello straniero. "Credimi amico mio, voi tutti mi rincorrereste con i bastoni infuocati, se solo sapeste una minima parte della verità".
Il mormorio in sala crebbe. Alcuni cercavano di soffocare le risate, altri si davano di gomito, accompagnando il gesto con qualche battuta sarcastica, mentre altri ancora cercavano di far tornare il silenzio, evidentemente desiderosi di non interrompere lo spettacolo.
"Beh, io dico il contrario", sopraggiunse Philippe, il padrone del locale, "Guarda quante persone sei stato capace di radunare!"
"E' vero," confermò Mike, "non vedevo questa stamberga così piena da anni. Se il mio amico Phil e tutti i presenti qui in sala sono d'accordo, io vorrei proporti un patto: tu racconti i motivi per i quali dovremmo volere il tuo male e noi in cambio promettiamo solennemente di non torcerti nemmeno un capello, qualunque cosa dirai."
Il brusio di approvazione in sala crebbe. Philippe, che si era dovuto allontanare per servire nuovi avventori, tornò in fretta con questi ultimi al tavolo, evidentemente interessato a non perdere nemmeno una parola di quelle strambe rivelazioni.
Lo straniero bevve un ultimo sorso, svuotando il bicchiere. Fece un cenno verso Philippe, ad indicargli chiaramente il suo desiderio di bere ancora, ma questa volta lo sguardo nei suoi occhi sembrava diverso. Lo stava guardando come un umano fa con un insetto che tiene in mano e del quale può decidere le sorti.
"Quando dico che la mia famiglia ha costruito il mondo, non parlo di palazzi, di macchine, di monumenti o altre cose materiali." La sua voce non era più quella dell'uomo alticcio divertito, ma sembrava neutra, quasi robotica.
"Non parlo nemmeno di leggi, quelle sono solo parole, impresse su dei pezzi di carta per dare anche a voi la sensazione di contare qualcosa, ma di regole, le regole del gioco." Si guardò intorno, notando come tutti avessero smesso di ridere.
"Chi deve vincere, chi deve perdere, cosa deve sembrare importante e cosa no, cosa dovete ritenere giusto e cosa sbagliato. Noi decidiamo quali crisi devono scoppiare e vi suggeriamo le soluzioni per risolverle, così che pensiate che sia opera vostra. Persino per cosa dovete lottare, fino ad eliminarvi a vicenda, lo stabiliamo noi."
Mike si accorse di un brivido che gli gelò il sangue. Non credeva a quelle parole, ma il modo in cui erano state pronunciate non lasciavano dubbi sul fatto che Oscar ne fosse davvero convinto. Philippe provò ad intervenire, ma l'uomo lo fermò con un gesto, prima di continuare a parlare.
"Gli equilibri stanno cambiando. E quando cambiano, qualcuno decide come dovete percepire questo cambiamento. Per chi tifare, chi è il cattivo, chi l'eroe e chi il mostro. Ecco perché dovreste odiarmi, perché vi abbiamo tolto la libertà più importante, quella del pensiero."
Guardò Mike dritto negli occhi, con un’espressione a prima vista minacciosa, ma che a guardar bene era anche peggio: era sincera. Un silenzio pesante cadde sulla stanza. Oscar bevve in fretta quanto rimasto nel bicchiere, posò un mucchio di banconote sul tavolo e si avviò verso la porta, barcollando leggermente.
Prima di varcare la soglia, l'uomo si voltò nuovamente, per congedare il gruppo con un'ultima battuta:
"Non preoccupatevi: domani penserete che io sia pazzo. È esattamente così che deve andare"
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Chi inseguirebbe chi? I fautori di armiamoci a partite?😂😂😂😂Uh, miracolo, oggi sono riuscita a essere breve😂😂😂😂
Eh ma amica mia, nel mondo non ci sono solo gli italiani... Certe popolazioni hanno un'indole decisamente meno accomodante 🤗