Tutto è in prestito, per questo siamo liberi! Pensieri sparsi per festeggiare la pioggia

in #ita8 years ago

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Chi di noi sa esattamente quante sono le persone che vivono in Italia con il generico nome di immigrati?

Chi di noi sa quali siano i diritti di queste persone in base alla legge e alla costituzione?

Chi di noi sa precisamente da quali paesi vengono?

Chi di noi conosce le città e il tipo di vita che hanno lasciato?

Però abbiamo un'opinione su che cosa si dovrebbe fare con loro. E abbiamo un'idea chiara delle sensazioni che ci suscitano, delle paure che evocano.

L'emozione viene sempre prima della conoscenza, e questo è normale.

Per questo ci sono - o ci dovrebbero essere - posti e occasioni dove le emozioni umane si smontano e si rimontano in modo da fare meno male. La scuola, la partecipazione, la politica, il dialogo, l'informazione, l'educazione.

E sì, va bene, siamo tutti un po' seccati dal fatto che non sappiamo quanti di questi signori Abdul e Nadim, Saeed e Momo arriveranno nel nostro quartiere con le loro facce e le loro abitudini. I loro odori e il loro portamento ciondolante e sospetto. Le loro invasioni nelle nostre piazze.

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Siamo indignati dalla violenza, siamo spaventati dalla differenza, siamo noi. Con le nostre parole un po' inappropriate a dire "aiutiamoli a casa loro", sì, proprio come facevano gli americani con il Piano Marshall nell'Europa distrutta dalla guerra, mentre decine di migliaia di italiani, polacchi, irlandesi, greci, spagnoli si spostavano verso "la terra delle opportunità", il grande cuore americano che ci aspettava feroce dietro la porta atlantica.

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L'Italia ha 3000 km di coste, e i nostri bei bambini, le nostre case pulite, le nostre imprese edili, la ristorazione, le spiagge luminose, le montagne riposanti, i diritti sempre in bilico ma scritti nero su bianco...tutto questo fa di noi e dei nostri colleghi europei la nuova terra delle opportunità.

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E non saranno le lettere dei parenti partiti prima a invogliare le persone a venire, ma, molto più semplicemente, i potentissimi wifi delle coste libiche e dei quartieri sventrati di Aleppo che rimandano immagini in alta definizione dei nostri profili facebook e delle nostre allegre pubblicità di mulini bianchi con avvenenti mugnai che preparano biscotti profumati, e bimbi sani che corrono, e mamme preoccupate di non comprare biscotti con l'olio di palma.

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Non abuserò della vostra pazienza per dirvi che cosa ne penso io. Probabilmente non vi interessa. Ciascuno di noi ha un pensiero, una paura, una speranza, una lacrima che scorre, una luce rabbiosa negli occhi.

Ma voglio approfittare di questo spazio per dirvi che non basteranno i muri e le ingiurie sanguinolente, non le sociologie approssimative di "questi ci portano la poligamia", non le ignoranze collettive consacrate nelle trasmissioni televisive per fermare il movimento delle persone.

Le persone si muovono e continueranno a farlo, i bambini che verranno saranno un po' diversi, gli odori delle bettole si moltiplicheranno, probabilmente la polizia avrà più da fare e magari si deciderà che fare delle migliaia di metri cubi di edifici abbandonati e degradati di questo paese.

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Ci saranno piccole e grandi guerre civili, idranti nelle piazze e orripilanti discussioni sui social. Ma il mondo si muove e noi ci muoviamo insieme al mondo, cambiamo lentamente anche noi, impariamo. Anche noi migriamo...anche se rimaniamo sempre qui.

Non c'è purezza che possiamo conservare, e non c'è mai stata. Perchè lo zenzero ce lo porta l'oriente, la seta la Cina, il the l'India, i pomodori gli americani, gli argenti più belli il Nepal e l'Afganistan. E se pensiamo che il più grande impero della storia sia stato quello romano, dovremmo studiarci meglio la storia di Gengis Khan.

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Possiamo solo navigare insieme allo spazio e al tempo che si trasformano intorno a noi e con noi. Forse sarà dura. Ma lo sarà per tutti, e, alla fine, siamo noi che abbiamo la parte più grossa della torta.

Una delle poetesse che amo di più al mondo, Wislawa Szymborska , in PensieriParole, esprimeva molto meglio di quanto possa fare io, questo senso di precarietà del vivere che, a mio giudizio, è la cosa che più somiglia all'idea di libertà.

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa, a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.

Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamano anima.
E questa è l'unica voce
che manca nell'inventario

Sort:  

Brividi. Brividi dalla prima all'ultima parola. In Italia ci si lamenta del precariato (questione molto importante, non fraintendermi) ma se ci soffermassimo a pensare alle guerre e la fame che sono ingiustamente costretti a sopportare questi immigrati? Se solo si pensasse un po' di più che noi tutti siamo "cittadini del mondo", non si parlerebbe più del problema degli immigrati. Ma al contrario, si parlerebbe della gioia di poter dare una mano ai nostri "fratelli immigrati". Grandissima, resteem assolutamente.

Grazie davvero. È solo per riflettere insieme 😊

È dal riflettere insieme e lo scambiare opinioni che deriva la vera cultura! Grazie a te dei tuoi pensieri 😊

Bisognerebbe dimenticarsi delle proprie piccole scarpe, del colore del proprio fazzoletto di cielo, per un attimo, e guardare con gli occhi della mente e del cuore quanto tempo e quanto spazio occupiamo nella Storia e nella Geografia. Uno sputo per terra.
Tutto si muove, tutto fluisce come l'acqua dei fiumi, e la cosa più sensata da fare sarebbe assecondare e regolare il flusso, non certo tentare di bloccarlo.

Ho capito. E condivido tutto. Ma come faccio a dimenticarmi delle tue piccole scarpe nuove...!! 😉

Stupendo

Veramente molto intenso! Complimenti! (;

Fa riflettere, complimenti!

grazie. la riflessione è sempre una cosa sana e nutriente :)

Concordo pienamente!

Molto emozionante la poesia, molto emozionante la tua riflessione. La mia testimonianza è quella di un giovane che vive nella campagna cuneese e che ha visto arrivare in una struttura dismessa del proprio comune di residenza una quindicina di giovani africani. Il mio enorme dispiacere è nel vedere che c'è un grande bisogno di giovani dove vivo (800 abitanti, in maggioranza over cinquanta, senior diciamo) e che loro fanno grande fatica ad integrarsi, soprattutto non trovano lavoro - che pure non dovrebbe mancare in un'area in cui gran parte della terra è stata abbandonata in occasione dell'urbanizzazione!
Talvolta mi sono chiesto "Perché non chiedo ad uno di loro di aiutarmi con l'orto o a fare la legna?" e moltissime persone mi hanno scoraggiato: "E se poi si fanno male? E come fai con l'assicurazione? E come fai con il contratto di lavoro?" etc...

Lo so, non è facile...è come quando vedo interi palazzi di roma abbandonati e mi domando perchè non si possa affidare la loro ristrutturazione e manutenzione a persone che non hanno dove e come vivere. Con rigore e serietà. Ma temo che la "politica" sia un tessuto a trama fitta e mettere mano alle maglie è sempre una sfida al buon senso. Grazie

Hai colto il vero senso di tutto! Complimenti perché hai affrontato un argomento a me un po' vicino, guardando dalle coste libiche.. e lo hai fatto in maniera neutrale. Senza offender nessuno..

Ti ringrazio, è un tema che mi sta molto a cuore.

Lo si sente leggendoti 😊

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