Uno

Immagine creata con Leonardo.ai
Di nuovo quel suono. Veniva emesso dallo smartphone solo in una determinata circostanza, indipendentemente dalla fascia di prezzo, marca o dalle caratteristiche del modello acquistato. Un gracchiare intenso, quasi minaccioso, che dopo l'emanazione della legge sulle comunicazioni per tutti aveva assunto un preciso significato: compito da eseguire.
Lucio aveva passato gli ultimi sei mesi quasi dimenticandosi della sua esistenza. Lo smartphone aveva continuato ad avvertirlo di messaggi, telefonate, sveglie e appuntamenti. Gli aveva notificato aggiornamenti del sistema, trasmissioni streaming imminenti o diffuso la sua musica preferita, offrendo la massima esperienza di personalizzazione possibile.
La sua vita era trascorsa senza serenamente, tra un'uscita con gli amici rimasti nelle sue stesse condizioni, la visita ai genitori, le partite di basket e qualche lettura riciclata nelle bancarelle dell'usato. Al lavoro non pensava più e aveva ormai smesso di cercarlo da un anno, non sopportando di sentire sempre la stessa risposta: "Lei non è abbastanza qualificato".

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All'inizio aveva provato a confondersi con gli altri, l'élite dei lavoratori. Usciva di casa ogni mattina alla stessa ora, in perfetto ordine, per farsi notare dai vicini. Prendeva i mezzi pubblici, fino all'ultima stazione, per poi camminare e raggiungere le campagne, dove si sedeva sotto un albero o a qualche vecchia tettoia di granai abbandonati, per leggere un libro e mangiare dei crackers, in attesa di tornare a casa.
Poi ci aveva rinunciato. I parassiti, come venivano chiamati quelli senza lavoro, non erano ben visti dalla élite, ma crescevano di numero ogni anno. Addentrarsi nei quartieri residenziali significava cercare guai, ma rimanendo in periferia si poteva ancora condurre una vita simile a quella di sempre.
A farlo sopravvivere ci pensava l'Universal Basic Income, il reddito universale garantito a tutti coloro che non riuscivano a trovare un impiego. I soldi non erano molti, ma stringendo un po' la cinghia e aggiustandosi con gli appositi centri dell'usato, dedicati ai disoccupati, riusciva a tirare avanti in maniera dignitosa.

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A quel richiamo tuttavia, né lui né gli altri potevano dire di no. Con gli occhi appesantiti fissò lo schermo, che come sempre recava data e ora dell'appuntamento. Di cosa si trattasse non lo dicevano mai, ma curiosamente era sempre presente il numero dei candidati richiesti e una scelta: accetta o rifiuta.
Entrambe le decisioni erano irreversibili. Accettare obbligava il candidato a presentarsi all'appuntamento, secondo le istruzioni inviate in seguito, e ad eseguire il compito richiesto. Non erano previsti ripensamenti, né diserzioni, circostanze trattate come gravi violazioni della legge e pertanto perseguibili penalmente.
Avrebbe potuto rifiutare solo in quel momento, ma il prezzo da pagare sarebbe stato come sempre alto: la sospensione del reddito per un periodo di 30 giorni. Cliccò sulla spunta verde di accettazione in automatico, tra una smorfia e uno sbadiglio, ma il cuore gli balzò in fronte al momento della lettura del numero dei candidati richiesti: uno.
Questa volta non si trattava di spalare la neve, aiutare gli operai di un cantiere, sturare i bagni di un edificio pubblico o fungere da scrutatore per qualche elezione. Un solo candidato poteva significare una sola cosa: avevano bisogno di testare qualcosa. E lui era la cavia.
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