The Morning Pages - Day 2

I’m thinking back to when I left the Mental Health Center thanks to the help of a talking wristband. Maybe I’ll tell you that story one day, but for now, let’s stay focused on the here and now. It’s 2:22 AM on a Monday in February with a spring-like warmth; I don’t remember the exact date. All I know is that it’s the day before Shrove Tuesday. Next year, I hope to have enough guts, money, and enthusiasm to rent a room in Muggia and celebrate Carnival like I did as a boy, when I used to hang out with the Admiral and the other locals. I’ve always liked Muggia, especially during Carnival. Perhaps I could even move there, provided you continue to support me with your votes and donations. For now, I’m contenting myself—for the twenty-sixth year—with the neighborhood where I was born: the populous, many-faceted San Giacomo.

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Yesterday, I decided that on Sundays I won’t write anything and won’t follow any diet. Cisco, a guy from Rome I met fifteen years ago in the factory where I worked, offered me some pizza; then I slept all day.

I’ve started talking to myself uncontrollably again, and the medication isn’t working, yet this time I’m not panicking. In my place, one of those poor kids who are victims of Italian psychiatry would check themselves in for an emergency admission. The psychiatrist would tell me to quit the weed, and he wouldn’t be entirely wrong. I, instead, wonder what’s behind it and tell myself it’s simply the need to talk. Before Covid, it was different: I had two or three "go-to" bars to take refuge in during these moments, places of our own where perfect strangers addressed each other informally, and after the second beer, we were all best friends. We’d tell each other our lives, exchange kisses and hugs, then each go our own way.

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Now I can’t find that kind of sociality anymore, and if it hadn’t been for Cisco, I probably would have ended up talking to a slice of pizza yesterday, while everyone around me lost themselves in their respective smartphones amidst the desperate screams of their children. I’ve never understood these modern contraptions. My father bought me one because, according to him, you can’t do without one nowadays, but I can’t type a thing. The screen is too small, my hands too used to keyboards. I don’t know how others do it and I don’t want to know. I walk around with an old Nokia that never rings, because after a few years of illness people stop looking for you; and that’s a stroke of luck, since I have no intention of hearing this thing trill while I’m biting into my slice of pizza. It will be the only slice of pizza until next Sunday because, to my great surprise, the diet is actually working.

I don’t use a scale because, as I’ve already said, I’m not interested in calculating my weight; I just want to be able to wear my nice clothes again, and I’m almost about to lose a pants size. One more week and then, if all goes well, I can try to go from a size 56 back to a 54. My ultimate goal is a 48, and something tells me that if I were to reach it, my ego wouldn’t be the only thing smiling. I’m noticing, in fact, certain changes in how my body reacts compared to when I was an omnivore. The pulmonologist might be right in claiming that my respiratory problems are solely due to excess weight. It remains to be seen if and to what extent this is also linked to my sleep disorders, but I want to deal with one headache at a time.

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Once I’ve finished writing, I’ll try to leave the house again. Yesterday I managed to walk a few dozen yards before my back screamed for mercy, and it’s important to match that record if I want to get back in shape. I’ll also have to fight the drowsiness, because since I stopped the antidepressants I can no longer sleep normally. That stuff is addictive and makes you wet yourself, and I just couldn't go on; now, however, as soon as I fall asleep, I get up from the bed, settle in the armchair and start lighting one cigarette after another while I sleep… I wake up surrounded by burns, with foam at my mouth and my legs all swollen and stiff. You can’t sleep sitting up because of your legs, which strictly should be stretched out, and which are starting to give way. This is also why it’s fundamental that I keep the habit of walking outdoors for at least half an hour a day.

Despite the dire warning signs, I am still moderately optimistic. As a budding young shaman, I think I’ve sensed the psychosomatic causes of this disorder.

We shall see.

ITALIAN VERSION

Sto ripensando a quando sono uscito dal Centro di salute mentale grazie all’aiuto di un polsino parlante. Magari un giorno ve la racconto, ma per adesso restiamo focalizzati sul qui ed ora. Sono le ore 02:22 del mattino di un lunedì di febbraio dal tepore primaverile; non ricordo la data esatta. So solo che è il giorno prima del Martedì Grasso. L’anno prossimo vorrei avere abbastanza fegato, soldi ed entusiasmo da affittare una stanza a Muggia e festeggiare il Carnevale come facevo da ragazzino, quando frequentavo l’Ammiraglio e gli altri muggesani. Muggia mi è sempre piaciuta, specialmente a Carnevale. Forse potrei andare ad abitarci, sempre che continuiate a sostenermi con i vostri voti e le donazioni. Per ora mi accontento - ed è il ventiseiesimo anno - del quartiere dove sono nato: la popolosa San Giacomo dalle mille sfaccettature.

Ieri ho deciso che la domenica non scriverò nulla e non seguirò alcuna dieta. Cisco, un laziale conosciuto una quindicina di anni fa nella fabbrica dove lavoravo, mi ha offerto della pizza; poi ho dormito tutto il giorno.

Ho ricominciato a parlare da solo in modo incontrollabile, e le medicine non stanno funzionando, eppure stavolta non vengo colto dal panico. Al mio posto, uno di quei poveri ragazzi vittime della psichiatria italiana si farebbe ricoverare d’urgenza. Lo psichiatra mi direbbe di farla finita con le canne, e non avrebbe tutti i torti. Io, invece, mi domando cosa c’è dietro e mi rispondo che si tratta solamente del bisogno di parlare. Prima del Covid era diverso: avevo due o tre bar di riferimento dove rifugiarmi in questi momenti, posti tutti nostri in cui ci si dava del tu tra perfetti sconosciuti e dopo la seconda birra eravamo tutti amici per la pelle. Ci raccontavamo le nostre vite, scambiavamo baci ed abbracci, poi ciascuno per la sua strada.

Ora non trovo più quel tipo di socialità, e se non fosse stato per Cisco probabilmente ieri avrei finito col parlare ad un trancio di pizza, mentre attorno a me tutti si perdevano nei rispettivi smartphones tra le urla disperate dei loro bambini. Non le ho mai capite, queste diavolerie moderne. Mio padre me ne ha comprato uno perché, a detta sua, al giorno d’oggi non puoi più farne a meno, ma io non riesco a digitare nulla. Lo schermo è troppo piccolo, le mani troppo abituate alle tastiere. Non so come facciano gli altri e non voglio saperlo. Giro con un vecchio Nokia che non suona mai, perché dopo qualche anno di malattia la gente smette di cercarti; ed è una fortuna, dal momento che non ho nessuna intenzione di sentir trillare questo affare mentre addento la mia fetta di pizza. Sarà l’unica fetta di pizza fino a domenica prossima, perché, con mio sommo stupore, la dieta sta funzionando davvero.

Non uso la bilancia perché, come ho già detto, non mi interessa calcolare il mio peso; voglio solo poter indossare nuovamente i miei bei vestiti, e sto quasi per perdere una taglia di pantaloni. Ancora una settimana e poi, se tutto va bene, potrò tentare di tornare dalla 56 alla 54. Il mio obiettivo finale è la 48, e qualcosa mi dice che se dovessi raggiungerlo il mio ego non sarebbe l’unico a sorridere. Sto notando, infatti, certi cambiamenti nelle reazioni del corpo rispetto a quando ero onnivoro. Lo pneumologo potrebbe avere ragione, nel sostenere che i miei problemi respiratori siano dovuti solamente al peso in eccesso. Resta da capire se e in quale misura la cosa sia collegata anche ai disturbi del sonno, ma voglio occuparmi di una rogna per volta.

Finito di scrivere, proverò di nuovo ad uscire di casa. Ieri sono riuscito a percorrere qualche decina di metri prima che la schiena urlasse pietà, ed è importante eguagliare il record se voglio rimettermi in forma. Dovrò combattere anche contro la sonnolenza, perché da quando ho smesso con gli antidepressivi non riesco più a dormire normalmente. Quella roba causa dipendenza e fa pisciare addosso, e non potevo proprio continuare; ora, però, non appena mi addormento mi sollevo dal letto, mi sistemo in poltrona ed inizio ad accendere una sigaretta dopo l’altra mentre dormo… mi risveglio circondato da bruciature, con la bava alla bocca e le gambe tutte gonfie e rigide. Dormire da seduti non si può per via delle gambe, che andrebbero rigorosamente distese, e che stanno iniziando a cedere. Anche per questo, è fondamentale che io mantenga l’abitudine di camminare all’aperto per un minimo di mezz’ora al giorno.

Nonostante le tremende avvisaglie, sono ancora moderatamente ottimista. Da giovane sciamano in erba, penso di aver intuito le cause psicosomatiche di questo disturbo.

Staremo a vedere.

Sort:  

Spero di scoprire un giorno la storia dietro al braccialetto parlante.

Gli esseri umani si stanno isolando sempre di più attraverso questi piccoli schermi, come quello da cui ti leggo e ti scrivo, anche se non credo che sia il mio caso (il caso di perdersi). Non usi i social media o li usi solo sul computer?

Anch'io ho avuto e ho ancora problemi di peso; tuttavia, a volte ho paura di perdere troppo peso. Credo che quando sono stata più in forma e più leggera, il mio ego mi abbia tradita. Pertanto, da quando me ne sono resa conto, aspiro solo a un peso sano.

Sono felice che tu stia vedendo risultati e che ti sia goduto la tua pizza senza sensi di colpa o interruzioni indesiderate.

Forse hai solo bisogno di fare esercizio per rafforzare i muscoli della schiena. Un consiglio: se vuoi essere più visibile, ti consiglio di aggiungere un tag più generale, come writing.

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