Pazzo o lungimirante?

in Italy3 days ago

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Jerzy Strzelecki, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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Nelle ultime settimane, complice anche lo sviluppo della geopolitica internazionale, si sta parlando sempre più intensamente di "terre rare". A dispetto del nome, il riferimento tuttavia non è ad un particolare territorio, ma ad un gruppo di 17 elementi chimici diventati indispensabili per le tecnologie moderne.

La quarta rivoluzione industriale, che il mondo si appresta a vivere con lo sviluppo della IA ha reso indispensabile per i Paesi più industrializzati il controllo del mercato delle terre rare, onde evitare che il vantaggio cinese accumulato negli anni diventi a breve un fattore irreversibile, con conseguenze potenzialmente molto pericolose.

Con la probabile crisi tra Stati e Uniti ed Europa, che a breve vivremo riguardo alla questione Groenlandia, sta andando in scena né più né meno che un replay degli avvenimenti passati, fatti registrare nelle precedenti rivoluzioni industriali.

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Donald Trump, Daniel Torok, Public domain, via Wikimedia Commons

E così, se durante la prima rivoluzione industriale, avvenuta tra il XVIII e il XIX secolo, le grandi potenze europee combattevano per il carbone, materiale essenziale per lo sviluppo dell'industria dell'epoca, durante la seconda, avvenuta un secolo più tardi, si è iniziato a farlo per il petrolio.

Verso la fine del secolo scorso, con lo sviluppo di Internet e della tecnologia, il microchip è diventato la nuova arma economica dominante, con un materiale come il silicio al centro del contendere mentre oggi stiamo assistendo ad un riposizionamento dello scacchiere geopolitico orientato proprio alla ricerca delle terre rare.

La Groenlandia è considerata dagli Stati Uniti isola strategica per le rotte commerciali future e per la difesa nazionale, ma anche e soprattutto per la sua abbondanza di terre rare, fondamentali per lo sviluppo dei chip avanzati e gli hardware dei data center chiamati ad addestrare le IA.

Come già accennato, la Cina controlla oggi la maggior parte del mercato delle terre rare e la dipendenza da un unico fornitore ha fatto scattare nell'amministrazione Trump un campanello d'allarme, visto il rischio futuro che corrono, oltre all'innovazione tecnologica, interi settori come quello della difesa o energetico.

Da qui la domanda delle domande: Donald Trump è semplicemente un pazzo scriteriato, come il pensiero dominante lo definisce, mosso da egocentrismo, rabbia repressa, mitomania e altre cose simili o un presidente che ha a cuore il futuro della sua nazione e il benessere dei cittadini sui quali governa?

Ognuno tragga le sue considerazioni.

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Vabbè le risorse, ma perchè non offre denari (che mica gli mancano) alla Groenlandia per comprare le risorse anzichè comprare il paese? Tra l'altro, l'atteggiamento da padronaccio del pianeta è quel che non si può proprio digerire. La Groenlandia fa parte della Danimarca e in Danimarca intende restare. Nel caso dell'Iran ha ragione da vendere, invece. Peccato che però con quest'atteggiamento prepotente verso Groenlandia e Danimarca c'è da diventare malpensanti: non è che infatti ora diventi credulona riguardo al buonismo gringo: senza i porci interessi personali (vabbè, qui facciamo personali a livello nazionale) non vanno a smantellare questa o quella dittatura (se no a quest'ora il criminale del caro presidente nordcoreano, che per davvero così s'intitola per la propaganda secondo la quale avrebbe a cuore i cittadini nordcoreani, pardón, i servi della gleba nordcoreani, dovrebbe marcire in galera a costruire targhe di automobili per tutta la sua patetica esistenza). La Cina una minaccia? Ovvio, non si può negare come non si può negare che qui sono stati i paesi occidentali del sud Europa (Italia e Spagna in cima) a dormire sugli allori, emanando apposite leggi per distruggere la piccolo-media impresa favorendo vergognosamente l'imprenditoria cinese. Se ora in occidente nessuno sa battere un chiodo è colpa innanzi tutto dei malgoverni italioti e spagnoli che si sono dati parecchio da fare per far fallire il business di casa propria. Trump dovrebbe sprecare il fiato per posizionarsi contro le politiche burocratiche e fiscali del sud Europa e ora pure delle varie DAC europee che impediscono ai piccoli investitori di crescere (se i piccoli investitori non crescono, di rimando cola a picco il business modesto e cresce a dismisura la Cina, specie considerato che ha in mano le risorse che interessano agli USA). E non mi pare che Trump non ci possa arrivare.

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